Stai leggendo l'introduzione al n. 1, anno 1, 1998 della Rivista di teologia pastorale
L’ufficio pastorale è
indubbiamente uno degli aspetti fondamentali nella vita della chiesa. Gli
anziani non sono chiamati soltanto a badare a loro stessi, ma anche “a tutto il
gregge” in mezzo al quale lo Spirito Santo li ha costituiti vescovi (Atti
20:28). Siamo convinti che uno dei bisogni più urgenti della chiesa è quello di
riconsiderare il ministero pastorale nel suo complesso e la predicazione della
Parola di Dio in particolare. Infatti, tra le cause principali del declino
spirituale in cui versa la chiesa evangelica oggi, si deve sicuramente
annoverare il decadimento in questi aspetti fondamentali della sua vita.
Ricordiamoci, infatti, che i danni subiti dal popolo di Dio nel corso della
storia a causa di pastori che hanno “sviato” il gregge dell’Eterno sono
incalcolabili (Geremia 50:6). Infatti, come disse il nostro Signore Gesù
Cristo, “se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”
(Matteo 15:13-14; cfr. Malachia 2:7-8). La mancanza di vera consacrazione a
Dio, la superficialità e la mancanza di preparazione sono soltanto alcuni dei
gravi mali che ci affliggono.
Bisogna anche considerare l’allarmante
realtà del ruolo sempre più marginale che la predicazione della Parola di Dio
ha assunto nella vita della chiesa! Il relativismo che domina nella nostra
società è penetrato nella chiesa che, di conseguenza, sta sempre più perdendo
fede nell’ispirazione divina della Parola di Dio, nella sua autorità finale e
nel suo ruolo essenziale nella vita della chiesa del Signore! Così, oggi, molti
predicatori “evangelici” hanno sostituito la Scrittura con testi di psicologia
e sociologia; invece di confidare nella potenza della verità di Dio e
nell’opera del suo Spirito, privilegiano un ministero definito dalla cultura
dominante, basato sui principi del marketing, su strategie commerciali e su
tecniche psicologiche di persuasione. È molto triste guardarsi intorno e vedere
che molti conduttori portano avanti il proprio compito affidandosi all’abilità
dei musicisti, all’estro dei cantanti, all’inventiva dei mimi e all’attrazione
esercitata sul pubblico da una recita. Così le sale di culto, dove ci si
dovrebbe recare per ascoltare la predicazione vigorosa ed equilibrata della
Parola di Dio, sono diventate dei club d’intrattenimento.
Anzi, come si leggeva qualche mese fa in un giornale pseudoevangelico, ora i
locali di culto possono essere adibiti a “piano bar”! Qualche settimana fa, un
giovane non credente ha partecipato ad una riunione in una chiesa evangelica.
Si trattava di un concerto “cristiano”. Quando gli chiesero quale era stata la
sua impressione, egli rispose: «Bellissimo! Che musica! Cantavano benissimo».
Riflettiamo un attimo su questo episodio: se è stato predicato, qual è stato
l’effetto del messaggio della croce? Quale scandalo
ha prodotto la predicazione della croce (Galati 5:11)? Di fronte a fatti del
genere, viene spontaneo chiedersi dove sono andati a finire coloro che
predicano il messaggio che “è pazzia
per quelli che periscono ” (I Corinzi 1:18)?
Già nel 1969 Martyn
Lloyd-Jones manifestò la sua profonda preoccupazione per il decadimento del
ministero pastorale con queste drammatiche parole: «La predicazione è veramente
necessaria? Può avere ancora un ruolo nella chiesa e nel mondo contemporaneo, o
dobbiamo invece considerarla definitivamente superata? Il fatto stesso che ci
si pongono e si considerano tali domande è, per me, la miglior spiegazione
della condizione in cui si trova oggi la chiesa. Credo che questa sia la
ragione fondamentale della misera condizione in cui si trova oggi la chiesa
evangelica». In questi ultimi trent’anni le cose sono andate peggiorando. John
MacArthur descrive così l’atteggiamento di tanti “evangelici” verso il
ministero della Parola: «La filosofia di mercato in voga in questo momento
ritiene che dichiarare in modo chiaro la verità biblica è ormai un metodo
antiquato. Si afferma che “oggi chi va in chiesa non vuole ascoltare i
sermoni”. Per la generazione della “prosperità” andare in chiesa per sedersi e
prestare attenzione a qualcuno che predica è inaccettabile. Queste persone sono
mosse dai mass-media e hanno bisogno di un tipo di chiesa che fornisca loro
l’esperienza capace di soddisfarli».
Sembra come se avessimo
dimenticato che Dio, nella sua infinita sapienza, ha stabilito che i credenti
fossero salvati “con la predicazione” (I Corinzi 1:21) e che i santi fossero
edificati ed entrassero in possesso dell’eredità celeste per mezzo della
“Parola della grazia” (Atti 20:32). Nella Scrittura leggiamo che i primi
cristiani furono resi partecipi della salvezza in Cristo tramite la
predicazione del Vangelo (Atti 2:14, 37) e che, in seguito, questi stessi
credenti crebbero nella grazia seguendo con perseveranza “l’insegnamento degli
apostoli” (Atti 2:42). È, dunque, mediante il ministero della Parola (Atti 6:4)
che Dio, nella sua volontà sovrana, ha scelto di stabilire il suo regno tra
noi. La storia del popolo di Dio è testimone di questa verità. John C. Ryle,
parlando del grande risveglio evangelico del XVIII secolo afferma: «Lo
strumento utilizzato dai riformatori spirituali del XVIII secolo non fu né più
né meno che l’antica arma apostolica della predicazione». Fu per questo motivo
che William B. Sprague, nei suoi “Discorsi sul risveglio” pubblicati nel 1832,
non esita a dichiarare che “Dio non onora
nulla nella conversione degli uomini più della predicazione”. Fu per questo
motivo che Spurgeon ci avvertì dicendoci: «Il
giorno in cui la chiesa disprezzerà il pulpito, Dio disprezzerà la chiesa».
Ed è per la stessa ragione che Martyn Lloyd-Jones ci ricordò che “oggi, il più
grande bisogno della chiesa è quello della predicazione”. Quindi, secondo
quanto il nostro divino Maestro ci ha insegnato, la preghiera della chiesa deve
essere che il Signore stesso “mandi degli operai nella sua mèsse” (Matteo
9:38). Uniamo allora i nostri cuori davanti al trono della grazia per ottenere
misericordia e ricevere aiuto!Coloro che davvero temono l’Eterno devono
“parlarsi l’un l’altro” (Malachia 3:16), supplicando Dio affinché, secondo la
sua promessa, doni al suo popolo “pastori secondo il suo cuore” che sappiano
pascerlo “con conoscenza e intelligenza” (Geremia 3:15). Questo è necessario
perché, forse come mai prima, siamo circondati da persone che “non sopportano
più la sana dottrina” e che “per prurito di udire, si cercano maestri in gran
numero secondo le proprie voglie” (II Timoteo 4:3).
Alla luce di tale
situazione, con altri fratelli che condividono il nostro peso, abbiamo pensato
di iniziare a pubblicare regolarmente la “Rivista di pratica pastorale”. La
Rivista è un’iniziativa che scaturisce dal desiderio di mettere a disposizione
di pastori, anziani, diaconi e di chiunque sia interessato all’argomento, studi
fondamentali tratti dalla riflessione pastorale sviluppatasi nel corso della
storia del cristianesimo evangelico degli ultimi cinque secoli. Gli studi che
saranno presentati riguarderanno il ministero pastorale in generale e, più
specificamente, la predicazione. Il nostro obiettivo è quello di fornire ai
conduttori delle chiese evangeliche italiane uno strumento utile alla
riflessione sulla natura del ministero cristiano.
Gli studi saranno tratti
prevalentemente da pastori e predicatori evangelici stranieri. Purtroppo, una
delle più gravi conseguenze della Controriforma operata dalla chiesa
cattolico-romana in Italia, è stata quella di privare la nostra nazione di quel
patrimonio spirituale che, invece, è andato via via costituendosi in altre
nazioni. Nel XVI secolo, nelle nazioni dove la predicazione delle dottrine
della grazia ha suscitato un potente risveglio ed una riforma della chiesa,
alla riscoperta di tutte le dottrine caratteristiche del cristianesimo storico
ha fatto seguito una profonda riflessione su esse e l’impegno appassionato per
praticare ciò che Dio aveva concesso al suo popolo di comprendere. Così, in
questi paesi, si è andato accumulando un tesoro spirituale costituito dalle
riflessioni e dalle esperienze dei credenti. Questo patrimonio è stato
raccolto, conservato e reso disponibile mediante una ricchissima produzione
letteraria. Quindi, mentre all’estero molti nostri fratelli godono i benefici
di questa eredità, in Italia, purtroppo, siamo privi della testimonianza e
dell’esempio di coloro che ci hanno preceduto e che “benché morti parlano
ancora” (Ebrei 11:4).
Terminiamo quest’introduzione informandovi che avremmo molto piacere di corrispondere con i lettori della Rivista. Vi saremmo grati se ci usaste la cortesia di scriverci per esprimere i pensieri e le impressioni che gli studi che pubblicheremo susciteranno in voi. Per quanto ci riguarda, saremo ben lieti di offrirvi la nostra disponibilità per approfondire gli argomenti che saranno trattati nei vari numeri della Rivista e per aiutare coloro che avranno bisogno di un consiglio o di qualche suggerimento. Dio vi benedica.
Dal n. 1, anno 1, 1998 della Rivista di teologia pastorale