Stai leggendo l'introduzione al n. 1, anno 1, 2008 della Rivista di teologia pastorale


Presentazione della Rivista di teologia pastorale
di ANDREA FERRARI

 

Con il 2007 si è chiuso il decimo anno della pubblicazione della nostra Rivista. Per tale ragione, dopo questa prima esperienza abbiamo pensato di rinnovare un po’ la pubblicazione adottando alcuni cambiamenti che speriamo servano a migliorare la qualità di questo periodico. A questo proposito, siamo grati per l’interazione con diversi nostri lettori, i quali con i loro commenti e suggerimenti ci hanno aiutato a individuare quali passi fosse necessario muovere.

Una cosa che è cambiata è il nome. La nuova “Rivista di teologia pastorale” intende presentarsi come strumento per la riflessione e l’aggiornamento nel campo degli studi pastorali. Promuovendo una concezione del ministero pastorale che sia biblica, riformata, evangelica e in continuità con i migliori esempi forniti dalla storia del cristianesimo, la Rivista cercherà di rivisitare il passato allo scopo di aprire delle finestre sul presente e sul futuro. A prescindere dal taglio più marcatamente biblico, teologico o storico dei vari numeri monografici, l’obiettivo specifico della Rivista sarà la riflessione pastorale. Le varie rubriche che abbiamo pensato consentiranno al periodico un approccio multiprospettico, il quale, pur ampliando notevolmente gli interessi e seguendo nuove piste di riflessione, rimarrà comunque concentrato sulla disciplina della teologia pratica.

Un’altra novità è la partecipazione editoriale di un comitato di consulenti esteri che, con la loro preparazione ed esperienza, ci aiuteranno nel coordinamento editoriale. Oltre a fornire una base solida dal punto di vista teologico e pastorale, tale partecipazione servirà a collegare in modo più concreto il lavoro editoriale con la vita delle chiese secondo una prospettiva globale ed interdenominazionale, che sarà utile nel tentativo di evitare di vedere le cose solo da un punto di vista. 

Nel presentare ai nostri lettori questa nuova serie della Rivista, sentiamo di svolgere oggi le medesime considerazioni sulle nostre motivazioni che abbiamo condiviso dieci anni addietro:

Non vi è dubbio che uno dei bisogni più urgenti della chiesa è quello di riconsiderare il ministero pastorale nel suo complesso e la predicazione della Parola di Dio in particolare. Infatti, tra le cause principali del declino spirituale in cui versa la chiesa evangelica oggi, si deve sicuramente annoverare il decadimento in questi aspetti fondamentali della sua vita. Ricordiamoci, infatti, che i danni subiti dal popolo di Dio nel corso della storia a causa di pastori che hanno “sviato” il gregge dell’Eterno sono incalcolabili (Geremia 50:6). Infatti, come disse il nostro Signore Gesù Cristo, “se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Matteo 15:13-14; cfr. Malachia 2:7-8). La mancanza di vera consacrazione a Dio, l’immaturità spirituale, l’insufficienza nella preparazione biblica e pratica e la superficialità nella cura delle anime sono soltanto alcuni dei gravi mali che oggi caratterizzano tanti ministeri. Inoltre, vi è l’allarmante fatto del ruolo sempre più marginale che la predicazione della Parola di Dio ha assunto nella vita della chiesa! Il relativismo che domina nella nostra società è penetrato nella chiesa che, di conseguenza, sta sempre più perdendo fede nell’ispirazione divina della Parola di Dio, nella sua autorità finale e nel suo ruolo essenziale nella vita della chiesa del Signore! Così, oggi, molti predicatori “evangelici” hanno sostituito la Scrittura con testi di psicologia e sociologia; invece di confidare nella potenza della verità di Dio e nell’opera del suo Spirito, privilegiano un ministero definito dalla cultura dominante, basato sui principi del marketing, su strategie commerciali e su tecniche psicologiche di persuasione. È molto triste guardarsi intorno e vedere che molti conduttori portano avanti il proprio compito affidandosi all’abilità dei musicisti, all’estro dei cantanti, all’inventiva dei mimi e all’attrazione esercitata sul pubblico da una recita. Così le sale di culto, dove ci si dovrebbe recare per ascoltare la predicazione vigorosa ed equilibrata della Parola di Dio, sono diventate dei club d’intrattenimento.

Che Dio ci aiuti ad essere dei ministri fedeli in questa generazione, annunciando tutto il suo consiglio, consacrando noi stessi alla preghiera e al ministero della parola e pascendo il gregge di Dio volenterosamente, di buon animo ed essendo esempi del gregge.

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