di Erroll Hulse
Recensione di Ettore Calanchi, pubblicata su «Studi di teologia» 2009-1, n. 41, pp. 102-104.
Alla doppia domanda del titolo, Erroll Hulse si propone di dare una risposta adeguatamente argomentata. Lo scopo che si prefìgge l'A., fin dalle battute introduttive, è far nascere nel lettore "l'entusiasmo per i puritani, al fine di trarre profitto dal loro esempio pratico e benefìcio dal loro equilibrio unico fra dottrina, spiritualità e pratica". Il testo, suddiviso in tre parti oltre a un'appendice, abbraccia e fotografa lucidamente il periodo che va dal XVI al XVII secolo, in cui nasce, cresce e si sviluppa il movimento puritano, nel contesto socio-politico della monarchia inglese e delle sue dinastie.
Nella prima parte, l'A. mostra come la storia dei puritani coincida con l'inizio e l'ascesa di una "confraternita di pastori che enfatizzavano le grandi, centrali verità del cristianesimo: fedeltà alle Scritture, predicazione espositiva, cura pastorale, santità personale e devozione messa in pratica in tutti i campi della vita". Sotto la spinta di questa forza rivoluzionaria e travolgente, attraverso tre generazioni il puritanesimo incise in modo progressivo sulla trasformazione morale dell'Inghilterra che, fra il 1500 e il 1650, divenne "il popolo del Libro".
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