Stai leggendo un articolo della Rivista di pratica pastorale
UNA DEFINIZIONE DEI DIVERSI TIPI DI SERMONI
Albert Martin
Leggendo i vari manuali di omiletica,
incontriamo molteplici descrizioni e
definizioni dei vari tipi di sermoni. Per quanto mi riguarda, preferisco
seguire la distinzione classica e predominante adottata dagli studiosi di
questa materia. Perciò in queste lezioni analizzeremo il sermone tematico,
testuale ed espositivo. Anche se questi potrebbero non essere i
termini migliori in assoluto, studiando omiletica o qualsiasi altra disciplina
teologica, come regola generale bisogna mantenere la terminologia tradizionale.
Una parola o un’espressione deve essere sostituita solo quando trasmette un
errore o un’imprecisione. Inoltre, come potremmo comprendere gli scritti di
coloro che hanno approfondito questa materia se non parliamo lo stesso
linguaggio?
Il sermone
tematico
In un sermone tematico una dottrina
specifica, un dovere, o un soggetto particolare è spiegato ed applicato senza
essere connesso ad un singolo testo della Scrittura. Questo significa che il contenuto del
sermone tematico non è delimitato da un determinato passo della Bibbia. Se
l’argomento del sermone è tratto da un certo testo, questo testo dopo aver
“partorito” il soggetto della predicazione, ha esaurito la propria funzione ed
utilità nel trattare quel tema.
In questi discorsi, impiegherò spesso
l’analogia del palcoscenico e farò dei riferimenti al mondo del teatro per
illustrare quanto stiamo considerando. Dunque, un argomento biblico tratto da
un certo testo della Scrittura prepara il palcoscenico e lo sfondo, mentre le
varie scene e gli attori sono presi dall’intero contenuto della Scrittura. In
questo caso, il sermone non è centrato sull’esposizione di un testo o di un
passo specifico della Bibbia, bensì è organizzato intorno ad un determinato
soggetto. L’annuncio del tema del sermone costituisce l’apertura del sipario,
mentre le parti della sceneggiatura e gli attori che calcano il palco
corrispondono a vari passi della Scrittura. I diversi testi della Bibbia
selezionati sono organizzati in modo tale da spiegare ed esporre ordinatamente
e con chiarezza l’argomento specifico della predicazione.
Qualora si volesse considerare un determinato
soggetto in modo ampio ed esauriente, allora bisognerà esporre diversi sermoni.
Questa “serie” di predicazioni è come una rappresentazione teatrale suddivisa
in diversi episodi. Non una commedia divisa in tre atti, bensì un’unica storia
distinta in numerose parti indipendenti che sono, allo stesso tempo, collegate
l’una all’altra. In una serie di sermoni su un tema specifico, ogni sermone
costituisce un’unità completa. Tuttavia, ognuna di queste unità ne prevede ed
attende altre al fine di una trattazione più completa ed esauriente possibile[1].
A volte nell’esercizio del ministero pastorale si presenta la necessità di affrontare in modo completo ed ordinato un determinato argomento. Ad esempio, diversi anni fa, molte persone provenienti da diversi ambienti cominciarono a frequentare la chiesa di cui sono uno dei pastori. Con gli altri anziani, ci siamo resi conto che con l’avvicinarsi del mese di dicembre i fratelli discutevano molto sul “Natale”. Alcuni erano fortemente convinti che bisognasse rigettare questa festività, altri erano favorevoli a ricordare la venuta di Cristo in quei giorni, mentre altri ancora cercavano di trovare una via di mezzo tra i due estremi. Siccome ci siamo trovati ad affrontare una situazione che avrebbe potuto causare dissenso nella chiesa, ho deciso di predicare una serie di sermoni tematici sull’argomento del Natale. Il titolo di questa serie era “Natale: celebrarlo o non celebrarlo?” ed il mio scopo era quello di insegnare il principio biblico della libertà dei cristiani, con speciale riferimento a quel particolare tema dibattuto nella nostra assemblea. Questa è un’esperienza che s’incontra spesso nel corso del ministero.
A coloro che obiettando ritengono questo tipo
di sermone inutile, la mia risposta è che il nostro Signore Gesù Cristo usava
spesso predicare ed insegnare in modo tematico. Ad esempio, quando i discepoli
disputavano su chi tra loro fosse il maggiore, Cristo rispose con un discorso
tematico (Marco 10:35-45). In un’altra occasione ci furono molte chiacchiere a
proposito di alcuni fatti che si erano verificati in quei giorni (Luca 13:1).
Gesù prese spunto da questi eventi per trattare il soggetto della necessità del
ravvedimento al fine di scampare il giudizio di Dio (Luca 13:2-9). Inoltre,
leggendo il libro degli Atti degli apostoli e le epistole, ci renderemo conto
che anche durante il periodo apostolico si esponevano spesso discorsi tematici.
Il sermone
testuale
Nel sermone testuale un versetto specifico, o
un gruppo di versetti connessi l’uno all’altro, è esposto ed applicato senza
andare oltre il contenuto di quel testo nella composizione delle parti
principali del sermone. Nel
sermone testuale il testo non solo prepara il palcoscenico e lo sfondo, ma
determina anche le varie scene, gli attori e le loro parti. Occasionalmente,
altri passi della Scrittura possono essere usati come un riflettore che
dall’esterno inquadra un certo attore o mette in evidenza una scena specifica.
Tuttavia, questa luce esterna serve solo a far risaltare ciò che è già
presente. Inoltre, il sermone testuale è una commedia in un solo atto. Infatti,
la rappresentazione si esaurisce con l’esposizione di quel versetto (o gruppo
di versetti) particolare[2].
Il sermone espositivo
A cosa facciamo riferimento quando parliamo
di sermone espositivo? Cos’è un sermone espositivo? Un tempo, quelli che oggi
chiamiamo sermoni espositivi erano chiamati “lezioni”, specialmente in Scozia
durante il XIX secolo. Con questo termine s’intendeva una serie consecutiva di
sermoni in cui venivano esposte ampie sezioni della Scrittura. L’espressione
sermone espositivo è usata per indicare l’esposizione consecutiva e l’applicazione
di un intero libro della Bibbia, di un capitolo di un certo libro, o di ampie
porzioni della Scrittura. Anche in questo caso, il testo prepara il
palcoscenico, lo sfondo e definisce le varie scene, gli attori e le loro parti.
Però, a differenza del sermone testuale, la predicazione espositiva è una
rappresentazione che si sviluppa in diversi episodi, in cui il contenuto di un
intero libro della Bibbia, di un segmento esteso o di un capitolo della
Scrittura determinano le varie parti o puntate dell’intera serie[3].
Ogni parte dello spettacolo, ossia ogni
singolo sermone, costituisce un’unità compiuta in se stessa. Tuttavia l’intera
serie non sarà conclusa finché si esaurirà l’esposizione di quella particolare
porzione della Scrittura. Questa è una delle grandi difficoltà implicite
nella predicazione espositiva. Secondo un principio della retorica (che in
questo caso corrisponde alla rivelazione generale ed all’ordine naturale delle
cose) un discorso deve costituire un’unità ben definita, seguire una direzione
precisa e mirare ad una determinata conclusione. È proprio questa la
difficoltà: esporre un’ampia porzione della Parola di Dio predicando una serie
di sermoni ciascuno completo in sé, senza distorcere il senso del contenuto di
quel particolare passo.
È necessario tenere bene a mente questo
principio, altrimenti rischiamo di commentare un passo senza predicare
veramente. Un commento o commentario ha come unico scopo quello di spiegare il
senso di una certa porzione della Scrittura, ma è privo di direzione e di un
proposito definito. La vera predicazione espositiva, invece, consiste in una
serie di sermoni ognuno dei quali è completo, finito e mira ad un obiettivo ben
preciso dando, allo stesso tempo, una fedele interpretazione del passo che si sta
esaminando. Ecco perché è detto che gli anziani “si affaticano nella
predicazione e nell’insegnamento”.
La
legittimità di ciascun tipo di sermone
Non è possibile “pontificare” su questo
argomento. A volte siamo stupiti e perfino divertiti dal dogmatismo di alcuni.
Ad esempio, William Shedd, che era ben versato nella retorica classica, è
abbastanza ardito da affermare: «Dunque, poniamo il principio che il sermone
tematico è il modello per eccellenza del predicatore. Se egli compone un
sermone testuale, dovrebbe renderlo il più tematico possibile. Deve, cioè,
sforzarsi di saturarlo con un’idea fondamentale, di impregnarlo di un’unica
dottrina e di fare in modo che insegni una sola lezione. Nel comporre un
sermone espositivo deve tentare di raggiungere il medesimo scopo...»[4].
Ma un testo della Scrittura molte volte insegna più idee, più dottrine, più
lezioni! Non dovrebbe ogni testo della Parola insegnarci tutte le verità che
contiene? Sono dell’opinione che un predicatore attento e scrupoloso dovrebbe,
al limite, dare una spiegazione simile a questa: «Questo passo insegna
fondamentalmente quattro cose, ma per il nostro scopo di oggi ne considereremo
solo una...». Così va bene, ma se un testo riguarda diverse dottrine l’usarlo
per insegnarne una sola non è snaturare il senso della Scrittura?
William Shedd aggiunge: «Nel comporre un
sermone espositivo il predicatore deve tentare di raggiungere il medesimo
scopo. Anche se in questo caso dovesse avere meno successo, potrebbe rendere
più facile il proprio compito selezionando per l’esposizione solo quei passi
della Scrittura che parlano di un unico argomento e comunicano una sola verità
fondamentale...»[5].
Fratelli miei, come è possibile “annunciare tutto il consiglio di Dio”
selezionando per l’esposizione solo quei passi della Scrittura che parlano di
un unico argomento? Mi sembra che in questo caso Shedd abbia concesso troppo
spazio alla retorica secolare. Tuttavia, siccome egli era un uomo timorato di
Dio, più avanti nel suo trattato contraddice le affermazioni che abbiamo appena
letto.
D’altro canto, voi sapete quanto Charles
Spurgeon fosse contrario alla predicazione espositiva consecutiva. Ascoltiamo
cosa aveva da dire Spurgeon su questo argomento: «Mi si chiede se è una cosa
buona annunciare pubblicamente una serie programmata di sermoni.
Rispondo affermando che ognuno deve decidere per sé! In questo non posso
giudicare gli altri! Poi non ho il coraggio di fare una cosa simile, perché,
sicuramente, sbaglierei se mi avventurassi in una tale impresa. Molti esempi del
passato discordano con la mia opinione a riguardo. Pensiamo soprattutto ai
discorsi consecutivi di Matthew Henry, John Newton e tanti altri. Dunque, posso
solo esprimere la mia opinione personale e lasciare che ognuno sia legge a se
stesso. Molti pastori esemplari avevano l’abitudine di predicare serie di
sermoni su soggetti prestabiliti. Siccome noi non siamo così notevoli, dobbiamo
avvertire quelli che sono al nostro stesso livello affinché badino bene a come
agiscono. Io sono abituato a non annunciare nemmeno ciò che predicherò domani,
figuriamoci se posso prestabilire il soggetto per le prossime sei settimane o
sei mesi! In parte, la ragione di questa mia scelta è che non posseggo quei
doni peculiari e necessari per predicare consecutivamente in modo edificante su
un soggetto o una serie di soggetti. Alcuni fratelli molto intelligenti ed
istruiti possono farlo; altri che oltre a non avere queste qualità, non hanno
nemmeno un po’ di buon senso, possono pretendere di farlo, ma per quanto mi
riguarda non ho questa pretesa. Riconosco che la mia efficacia consiste nella
varietà piuttosto che nella profondità. Molti predicatori dovrebbero bruciare
le loro “serie” di sermoni se vogliono esporre la Parola con efficacia! Ho un
vivo ricordo, o piuttosto un ricordo mortificante, di una serie di discorsi
sull’Epistola agli Ebrei. Quei sermoni lasciarono un segno indelebile nella mia
mente! Ho più volte desiderato che gli “Ebrei” si fossero tenuti per loro
quell’epistola, perché essa divenne motivo di grande tristezza e noia per me,
giovane “gentile”! Solo pochissime persone riuscirono a resistere fino al
settimo o all’ottavo sermone. Costoro, ovviamente, sostenevano di non avere mai
ascoltato un’esposizione migliore, ma per noi, che avevamo un giudizio più
carnale, ogni discorso sembrava sempre più pesante. In questa lettera Paolo
prega di sopportare con pazienza la sua parola di esortazione (Ebrei
13:22) e noi l’abbiamo fatto! Sono forse tutte così le serie consecutive di
sermoni? Forse no, però temo che ci siano ben poche eccezioni. Si narra che
quando l’abile espositore Joseph Caryl iniziò a predicare i suoi famosi studi
sul libro di Giobbe, fossero presenti ottocento persone. Alla fine, però, ne
rimasero solo otto...»[6].
Dunque, Spurgeon era contrario alla predicazione
espositiva consecutiva. Dall’altro lato, però, aveva un atteggiamento quasi
“mistico” che sembrava dipendere da una rivelazione diretta da parte di Dio, al
punto che affermava il bisogno di essere pronti anche ad attendere fino a pochi
istanti prima del culto, pur di ricevere il messaggio da Dio.
Vedete in quale dogmatismo è possibile
cadere? Cosa diremo riguardo alla legittimità di ciascun tipo di sermone?
Personalmente affermo, senza alcun imbarazzo, che tutti e tre i tipi di sermone
che abbiamo considerato sono strumenti legittimi nel trasmettere la verità di
Dio, a condizione che siano coerenti ai principi fondamentali che devono
caratterizzare ogni sermone. Sia che predichiamo un sermone tematico, testuale,
oppure espositivo, dobbiamo attenerci scrupolosamente ai seguenti princìpi: 1)
la proclamazione, l’esposizione e l’applicazione delle verità della
Scrittura, deve costituire il cuore della nostra predicazione; 2) la
proclamazione, l’esposizione e l’applicazione delle verità della Scrittura maggiormente
necessarie a chi ci ascolta regolarmente, deve determinare l’obiettivo
della nostra predicazione; 3) la proclamazione, l’esposizione e l’applicazione
delle verità della Scrittura strutturate in modo chiaro e semplice, deve
costituire il nostro sforzo costante; 4) la proclamazione, l’esposizione e
l’applicazione delle verità della Scrittura accompagnata da riferimenti
specifici alla mentalità, al comportamento, agli affetti, alla coscienza ed
alla volontà di coloro che ci ascoltano, deve essere la nostra pratica
abituale; 5) la proclamazione, l’esposizione e l’applicazione delle verità
della Scrittura affiancata da ausili linguistici legittimi ed
illuminanti, deve diventare il nostro impegno assiduo; 6) la proclamazione,
l’esposizione e l’applicazione delle verità della Scrittura con un linguaggio
semplice e comprensibile, deve essere ciò a cui ci applichiamo
assiduamente; 7) la proclamazione, l’esposizione e l’applicazione delle verità
della Scrittura in un lasso di tempo ragionevole ed appropriato, deve
essere nostra consuetudine.
Tuttavia, ognuno di noi, secondo le proprie
tendenze naturali, si troverà maggiormente a suo agio impiegando un particolare
tipo di sermone. Per questo è necessario che non lasciamo che le nostre
inclinazioni naturali determinino il modo in cui esporremo la Parola. Ad
esempio, se un pastore continua imperterrito una serie di sermoni espositivi su
un certo libro della Bibbia e non si accorge che l’assemblea rischia di
dividersi a causa di alcuni problemi interni, né si ferma per affrontare quelle
particolari difficoltà anche tramite la predicazione, dubito che abbia ricevuto
una genuina chiamata al ministero pastorale! D’altro canto, se un predicatore,
a causa delle sue inclinazioni naturali, non predica mai in modo consecutivo ed
espositivo deve assolutamente correggersi.
Dobbiamo imparare ad impiegare ogni genere di
sermoni, perché ciascuno di essi risponde a bisogni e mira a fini diversi. Come
avevo accennato in precedenza, William Shedd, dopo aver concesso troppo spazio
alla retorica secolare, fa un’affermazione molto equilibrata: «Avendo
brevemente considerato le caratteristiche dei tre tipi di sermoni, sorge
spontaneo domandarsi: quale deve essere impiegato maggiormente? La prima
risposta, in generale, è che ogni specie dovrebbe essere utilizzata dal
predicatore. Non importa quali siano le sue tendenze naturali, egli dovrebbe
edificare su ciascuno di questi diversi modelli fondamentali. Se è
particolarmente eloquente, badi di non trascurare la predicazione espositiva.
Se è per natura flemmatico, freddo ed emotivamente più distaccato di altri,
impieghi regolarmente il sermone tematico. Troppo spesso l’abitudine dei
pastori è di seguire le proprie inclinazioni e predicare sempre lo stesso tipo
di sermone. Un più severo esame delle proprie attitudini ed una più saggia
considerazione dei bisogni spirituali dell’assemblea, lo persuaderanno a
variare. In determinati momenti, la congregazione necessita dell’influenza più
intensa ed incisiva di un discorso tematico, mentre in altre occasioni c’è
bisogno di una maggiore istruzione e, quindi, di un’esposizione più didattica
delle Scritture...»[7].
Infine, vi incoraggio a studiare attentamente
in che modo e in quali circostanze potete variare il modello dei vostri
sermoni. Questo esercizio sarà benefico sia per voi stessi che per la chiesa. I
fratelli che vi ascolteranno predicare saranno così esposti ad un ministero
della Parola variegato. In questo modo, essi impareranno ad apprezzare le
diverse forme in cui è possibile esporre la verità divina e non diventeranno
“assuefatti” a quel particolare tipo di sermone che voi preferite! Al
contrario, sapranno apprezzare la diversità di doni che il Signore ha elargito
alla sua chiesa. Provate ad immaginare una chiesa il cui pastore deve
spostarsi. Supponete che questo pastore fosse più portato per la predicazione
tematica e non abbia insegnato alla congregazione a comprendere e stimare la
predicazione espositiva. Cosa accadrà se il nuovo conduttore, invece,
predicherà in prevalenza in modo consecutivo ed espositivo? Perciò, noi
dobbiamo insegnare alle nostre chiese a saper trarre profitto ed apprezzare
ogni tipo di sermone e di ministero.
Inoltre, la varietà aiuterà sia noi che la
chiesa a mantenere una certa freschezza e genuinità. A volte la predicazione
espositiva potrebbe farci impigrire, in quanto la nostra mente rimane
concentrata di continuo su una porzione della Scrittura ben precisa. Ecco
perché è opportuno considerare alcune dottrine specifiche in modo tematico,
secondo il metodo della teologia sistematica, che è quello di esaminare la
testimonianza di Dio riguardo una dottrina peculiare nella sua totalità. Quindi
è consigliabile, di tanto in tanto, in periodi che ricorrono più o meno
regolarmente, esporre alcune serie di sermoni tematici sulle grandi dottrine
della Bibbia. Questo metodo, probabilmente, più che stimolare il predicatore
nello studio esegetico del testo della Scrittura, aiuterà l’assemblea ad
acquisire una maggiore chiarezza concettuale ed una più profonda coscienza
della verità.
Un terza osservazione è che alcuni individui nella medesima chiesa
traggono maggiore profitto da un certo tipo di sermone, altri da uno diverso ed
altri ancora da un altro modello. È possibile accorgersi di queste cose
soprattutto dopo aver speso diversi anni predicando alle stesse persone. Spesso
commettiamo lo sbaglio di pensare che ognuno sia fatto alla stessa maniera e
abbia le stesse reazioni nelle stesse circostanze. Dobbiamo imparare ad essere
consapevoli della diversità che esiste tra le persone, senza cadere nell’errore
di lasciarci circondare solo da coloro che ci assomigliano o hanno le nostre
stesse affinità ed inclinazioni naturali. La chiesa del Signore, anche nelle
sue espressioni locali, deve sempre manifestare la varietà e la diversità della
nuova umanità in Cristo. Viceversa, avremo alcuni che, dopo un certo periodo di
tempo, si sentiranno a disagio e non riusciranno ad inserirsi nella vita della
chiesa. Ora, impiegando tutti i tipi di sermoni a vostra disposizione,
aiuterete voi stessi e la chiesa intera, evitando di cadere negli errori cui
abbiamo accennato e rispettando l’individualità delle persone.
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[1] Per alcuni esempi di sermoni tematici si consiglia la lettura attenta di Il metodo della grazia, L’Eterno nostra giustizia e Camminare con Dio nella raccolta di sermoni di George Whitefield. Inoltre, suggeriamo Dio: la rocca dei santi e La conoscenza di Cristo crocifisso, entrambi parte della collana “Gli Essenziali”. Questi sermoni da noi tradotti e pubblicati sono tuttora disponibili.
[2] Per alcuni esempi di sermoni testuali si consiglia la lettura attenta di Cristo: la sapienza, la giustizia, la santificazione e la redenzione del credente nella raccolta di sermoni di George Whitefield. Inoltre, suggeriamo La sconfitta del serpente ed I nostri peccati visti alla luce del cielo, entrambi parte della collana “Gli Essenziali”. Questi sermoni da noi tradotti e pubblicati sono tuttora disponibili.
[3] Consigliamo lo studio attento dei sermoni predicati da Martyn Lloyd Jones su 2 Pietro, pubblicati dalla casa editrice “Passaggio” di Mantova.
[4] W. G. T. Shedd, Homiletics and Pastoral
Theology, Edinburgh 1874, p. 128.
[5] Homiletics and Pastoral Theology, p. 128.
[6] C. H. Spurgeon, On the choice of a text,
in Lectures to my Students, Grand Rapids, Zondervan 1972, pp. 94-95.
[7] Homiletics and Pastoral Theology, p.136.