Stai leggendo un articolo della Rivista di pratica pastorale

 

LA TRIPLICE OPERA DELLO SPIRITO SANTO [1]

Jonathan Edwards

Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio

(Giovanni 16:8)

 

In questa occasione, Cristo parla ai suoi discepoli dimostrando-si in procinto di partire e pronto a congedarsi da loro. Egli, essendo pronto a dare la propria vita, trasmette loro i suoi consigli e le sue direttive. Per questo, come egli stesso osserva, essi furono profondamente rattristati. I discepoli avevano lasciato la propria professione per seguirlo: quando il Maestro chiamò, i pescatori abbandonarono le loro reti, i loro amici e tutto quanto possedevano per seguire Cristo, avendo fiducia che egli fosse il Messia promesso. La loro aspettativa era che egli non li avrebbe abbandonati mai, che sarebbe stato sempre con loro e che quando avrebbe stabilito il suo regno essi, essendo suoi seguaci, ne avrebbero tratto grande beneficio e sarebbero stati innalzati.

Tuttavia, i discepoli non avevano ancora una corretta concezione del regno del Messia. Avevano idee fanciullesche e carnali a riguardo, come si comprende dai discorsi di alcuni di loro dopo la crocifissione, particolarmente da quello di quei due sulla via di Emmaus (Luca 24:13-35). Dunque, influenzati da questi ragionamenti, i discepoli erano al séguito del Signore Gesù da ormai tre o quattro anni, avendo rinunciato a molto dal punto di vista dell’interesse temporale, avendo subito l’obbrobrio e il disprezzo dei connazionali, in particolar modo da parte degli scribi, dei farisei e dai capi del popolo.

Per di più, tutti quanti, a parte Giuda che in questo momento era assente, amavano sinceramente e in modo profondo il Maestro. Perciò, ascoltare questo lungo discorso sulla sua dipartita e osservare l’atteggiamento di Cristo mentre dà loro le ultime istruzioni è per loro una sorpresa che li riempie di tristezza. Tra le altre cose, queste istruzioni concernevano le persecuzioni e le tribolazioni che avrebbero dovuto affrontare dopo la sua dipartita, come si legge in questo stesso capitolo: «Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio. Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me» (Giovanni 16:2-3).

Cristo stesso vede come i discepoli sono scossi da questi ragionamenti: «Perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore» (Giovanni 16:6). Cristo dice molte cose per arrecare loro conforto in una tale circostanza, ma l’argomento principale su cui insiste è che, una volta andato via, avrebbe mandato il Consolatore, spiegando – nel versetto che precede il nostro testo – che ciò sarebbe stato ancora meglio per loro che se fosse rimasto: «Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò».

Nel testo che stiamo esaminando, il Signore Gesù spiega ai discepoli ciò che avrebbe fatto il Consolatore una volta venuto, ossia quale sarebbe stata la sua opera. Prima di questo momento e anche in seguito, in questo stesso capitolo, egli aveva parlato di quale sarebbe stata la sua opera verso di loro. A questo riguardo, lo stesso nome di “Consolatore” è molto significativo. In questo testo, invece, egli parla dell’opera del Consolatore in rapporto al mondo in generale, spiegando che può essere distinta in tre aspetti: egli avrebbe ripreso il mondo in relazione al peccato, alla giustizia e al giudizio. Il termine “riprendere” significa “convincere”, come comunemente traducono commentatori e teologi: «Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio».

Ecco, dunque, qual è la dottrina:

l’opera dello Spirito Santo, quale messaggero di Cristo, è
di convincere gli uomini di peccato, di giustizia e di giudizio.


Prima di considerare in modo particolare sui vari aspetti dell’opera dello Spirito Santo, vorrei fare due affermazioni.

Prima affermazione. È lo Spirito Santo cha applica [agli uomini] la redenzione di Cristo. Questo significa che, sebbene sia stato Cristo a preparare la via per la salvezza dell’uomo mediante la sua giustizia e le sue sofferenze, è in virtù dell’opera immediata dello Spirito Santo che gli uomini sono resi effettivamente partecipi della salvezza. In altri termini, è lui, il Consolatore, che dà il tocco finale. Se i peccatori non fossero condotti al ravvedimento, alla fede e all’unione con Dio e con Cristo, nonostante tutto ciò che il Redentore ha compiuto non gioverebbe loro a nulla, e questo è proprio l’opera che lo Spirito Santo deve compiere.

Come avvenne in occasione della creazione dell’uomo, così rispetto alla sua salvezza tutte e tre le persone divine sono coinvolte. Quando l’uomo, nel principio, fu creato, ci fu una consultazione tra le persone della Trinità. Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza» (Genesi 1:26). Lo stesso accadde anche nell’opera della redenzione: il Padre elegge il Messia, lo provvede, lo sceglie, lo manda e lo gradisce quale Salvatore; il Figlio è il Salvatore che soddisfa la giustizia divina adempiendo la legge e acquistando la redenzione del suo popolo; lo Spirito Santo impartisce in modo non mediato i benefici di tale opera e rende gli eletti effettivamente partecipi della salvezza compiuta da Cristo.

Quindi, le diverse persone compiono un’opera che si addice all’ordine che è loro proprio. Le priorità in relazione alla salvezza degli uomini riguardano la scelta di salvarli o meno, chi salvare, stabilire una via di salvezza, scegliere, mandare e accettare un salvatore: questa è l’opera del Padre. Poi occorre l’opera di un salvatore al fine di acquistare la salvezza: questa è l’opera della seconda persona. Infine, bisogna che i redenti siano resi effettivamente partecipi della salvezza compiuta da Cristo.

Lo Spirito Santo non solo applica in modo diretto la redenzione di Cristo, ma è lui che compie ciò che è necessario fare nel cuore del peccatore affinché la ottenga. Ciò che Cristo ha fatto in modo immediato non l’ha compiuto nell’anima degli uomini, bensì per loro; quindi, se qualcosa non fosse compiuto direttamente nell’anima di un uomo, l’opera di Cristo non gli gioverebbe alcunché. Tutto ciò che, relativamente all’opera della redenzione, è compiuto direttamente nella o sull’anima dei peccatori è un’opera peculiare dello Spirito, sia quando li rende effettivamente partecipi della redenzione, convertendoli e unendoli a Cristo, facendoli perseverare con la grazia nel cuore e perfezionandoli in santità nel cielo, sia quando li convince di peccato rendendoli consapevoli della loro indegnità.

Seconda proposizione. Ciò che lo Spirito Santo compie nell’opera della redenzione degli uomini, lo compie come messaggero di Cristo. L’opera dello Spirito tra gli uomini, sin da subito dopo la caduta, è sempre quella di applicare la redenzione di Cristo, o di fare qualcosa che contribuisca all’applicazione della redenzione.

Lo Spirito dimorava nel cuore dell’uomo prima della caduta, influenzandolo e operando in lui a prescindere da un salvatore, come nel caso degli angeli. Tuttavia, dopo la caduta, i peccatori non sono mai resi partecipi dello Spirito se non tramite un mediatore, ossia mediante il Figlio di Dio.

Lo Spirito Santo non è esclusivamente il messaggero del Padre, ma anche del Figlio. Il Padre e il Figlio sono ugualmente coinvolti nella salvezza degli uomini. Il Padre ha mandato il Figlio per acquistare la redenzione e manda lo Spirito per applicare la redenzione. Inoltre, siccome lo Spirito procede sia dal Padre sia dal Figlio, egli è mandato da entrambi nel mondo per influenzare il cuore degli uomini per la loro salvezza. Ecco, dunque, che Cristo afferma che lo avrebbe mandato da parte del Padre (Giovanni 15:26) e che il Padre stesso avrebbe mandato il Consolatore (Giovanni 14:26).

Spiegazione. Negativa.
Questo non significa che lo Spirito Santo sia inferiore al Figlio. Anche se nella Trinità vi è un ordine di priorità e posteriorità, pure tale ordine non implica un grado diverso di dignità o eccellenza. Anche se l’uno procede dall’altro, l’uno non è inferiore all’altro. Il Figlio non è inferiore al Padre; infatti, egli «non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente» (Filippesi 2:6). È detto che, pur procedendo dal Padre e dal Figlio, lo Spirito Santo non è inferiore né al Padre né al Figlio (Giovanni 15:26). Come non è corretto affermare che, siccome il Padre ha mandato il Figlio, quest’ultimo sia inferiore, allo stesso modo non è corretto affermare, in base allo stesso ragionamento, che lo Spirito sia inferiore.

La ragione è che queste persone sono tutte lo stesso Dio; quindi è impossibile che ci sia tra loro una qualche inferiorità. Essi sono tutti la medesima sostanza, la stessa essenza divina e perciò qualsiasi sostanza, dignità o eccellenza appartiene all’essenza divina e a ciascuno di loro. Nessuna delle tre persone può avere maggior eccellenza, perfezione o dignità di ciò che è proprio della natura divina, e ciascuna deve possederne in tale misura perché ha una natura divina ed è la natura divina. Qualsiasi grado di potenza, sapienza, o santità appartenga alla natura divina continua ad appartenere alla medesima natura in qualsiasi persona sussista, nel Padre, nel Figlio, o nello Spirito.

Spiegazione. Positiva.
(1) Quanto stiamo dicendo riguarda l’ordine delle persone nella Trinità e il modo in cui sussistono. Il Padre sussiste di per sé: egli non è né generato né procede. Quindi, è appropriato che abbia il primato rispetto all’opera della redenzione, in quanto egli è colui che l’ha ordinata e ha provveduto alla sua realizzazione. Il Figlio procede dal Padre; è appropriato che egli sia stato mandato da lui. Lo Spirito Santo procede sia dal Padre sia dal Figlio ed è mandato sia dal Figlio sia dal Padre. Ciò è evidente perché è chiamato «Spirito del Figlio» (Galati 4:6) e «Spirito di Cristo» (Romani 8:9). Inoltre, è detto che tutte le cose dello Spirito sono del Figlio e del Padre (Giovanni 16:14-15). Ecco perché il Figlio soffia lo Spirito sui discepoli: «Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (Giovanni 20:22). Quest’ultimo evento mostra che lo Spirito procede dal Figlio proprio come il suo stesso respiro. «Il fiume dell’acqua della vita» (Apocalisse 22:1): un’espressione che si riferisce allo Spirito Santo (Giovanni 7:38-39).

(2) La santa Trinità ha ritenuto giusto che colui che ha acquistato la salvezza ad un prezzo così elevato dovesse anche amministrarla. Infatti, tutto ciò che riguarda la redenzione dell’uomo è compiuto mediante una consultazione ed un accordo tra le persone della Trinità. Così, nell’eternità, ci fu un consiglio ed un accordo a riguardo, cosicché ciò che è compiuto da una delle persone è compiuto con il consenso e l’approvazione di tutti.

Cristo fu la persona che fu scelta per essere il riscattatore e fu l’unica persona che soffrì. Egli compì tutto ciò che gli era richiesto e soffrì, sostituendosi all’uomo e portando il suo castigo e i suoi pesi. Per questa ragione, anche le altre persone ritennero giusto che Cristo fosse il Salvatore del genere umano, ottenendo così il frutto dei suoi tormenti. Pertanto Dio gli diede «autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati» (Giovanni 17:2); leggiamo inoltre: «Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre» (Matteo 11:27), e ancora: «Come il Padre ha vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in sé stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo» (Giovanni 5:26-27).

(3) Lo Spirito Santo è il messaggero di Gesù Cristo per gli eletti, in modo da essere un Salvatore perfetto. La santa Trinità ha ritenuto giusto che Cristo, la seconda persona della Trinità, fosse il Salvatore del genere umano e che fosse un Salvatore perfetto, nel senso che egli avrebbe avuto potestà su tutto ciò che apparteneva e riguardava la salvezza dell’umanità. Gli occhi degli uomini avrebbero dovuto volgersi a lui per guardare a lui e confidare in lui, così che la fede del popolo di Dio fosse incoraggiata e fortificata e Cristo ricevesse tutta la gloria. A questo fine Dio il Padre lo ha costituito come sovrano del mondo e capo, sopra tutte le altre cose, della chiesa, affidandogli il governo su tutto: «Gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati» (Giovanni 17:2). Ora, affinché tutto ciò ci compisse, lo Spirito Santo e la sua opera furono subordinati al Figlio, colui nelle cui mani è stata affidata l’opera della redenzione.

Avendo mostrato ciò che, in generale, lo Spirito compie come messaggero di Cristo affinché gli uomini siano salvati, procederemo adesso concentrandoci, in modo più particolareggiato, sui diversi aspetti dell’opera dello Spirito Santo in vista del compimento della salvezza.


Prima proposizione. Lo Spirito di Dio opera convincendo gli uomini di peccato:


I. osserviamo, prima di tutto, che è lo Spirito Santo colui che convince gli uomini di peccato affinché siano salvati;

II. cercheremo di capire di quale tipo di convinzione di peccato è autore lo Spirito di Dio per portare gli uomini alla salvezza;

III. cercheremo di capire la modalità di tale convinzione;

IV. cercheremo di capire quali strumenti impiega lo Spirito per convincere di peccato;

V. cercheremo di capire lo scopo di tale convinzione.


I. È lo Spirito Santo colui che convince gli uomini di peccato affinché siano salvati; questa è la sua opera. Infatti, per natura, l’anima dell’uomo è così ottusa e istupidita, tanto asservita al potere accecante e paralizzante del peccato che persino la coscienza è condotta impercettibilmente al sonno e la ragione non è in grado di funzionare liberamente, cosicché entrambe sono insensibili. Abbiamo delle illustrazioni nella Scrittura che manifestano questa verità: il sermone di Pietro (Atti 2) e l’esperienza del carceriere (Atti 16:27-34). I ministri del Vangelo o le provvidenze speciali non posso operare tale convinzione a prescindere dallo Spirito.


II. Di quale tipo di convinzione di peccato è autore lo Spirito di Dio?

1. Lo Spirito Santo fa in modo che gli uomini vedano il proprio peccato, facendo loro ricordare i comandamenti di Dio e portandoli a paragonarsi alla legge di Dio. Spesso gli uomini sentono parlare dei comandamenti di Dio, ma non danno loro peso alcuno, non li prendono in considerazione né ritengono che abbiano una qualche importanza rispetto alla loro vita.

I peccatori, insensibili come sono, non rivolgono seriamente i loro pensieri alla riflessione su quanto il loro cuore e la loro condotta siano contrari alla legge di Dio. Allorché commettono questo o quell’atto di empietà, quando sono colpevoli di profanità o di dissolutezza non considerano quanto tali azioni siano avversi ai comandamenti di Dio né quanto Dio, nella sua giustizia, li detesti. Dunque, lo Spirito Santo mostra loro queste cose e quanto discordanti siano i loro cuori e le loro vite rispetto alla legge di Dio. Ma non solo questo: egli mostra anche quanto hanno provocato Dio col cuore e con la condotta. In precedenza, essi non avevano mai considerato cosa significasse disprezzare i comandamenti di un Dio tanto maestoso e potente. Essi avevano udito parlare della legge, ma la voce era tanto fioca che non vi prestarono attenzione. Adesso, invece, sembra che la voce che odono sia come i lampi e i tuoni sul Sinai: si tratta della voce di un Dio potente e tremendo.

Quando lo Spirito fa comprendere agli uomini quanto peccaminose siano le loro vite, fa in modo che essi si ricordino dei loro peccati. Prima si curavano ben poco delle loro trasgressioni, ma adesso sono costretti a riflettere seriamente e i loro peccati sono fatti sfilare davanti ai loro occhi: «Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi» (Salmi 50:21). Inoltre, lo Spirito Santo li induce a pensare alle aggravanti: per quanto tempo essi hanno peccato nonostante fossero stati convinti dallo Spirito, o avessero ascoltato gli avvertimenti del pastore, o avessero commesso altri peccati in precedenza! Pertanto, i loro peccati, accompagnati da queste aggravanti, appaiono ai loro occhi così tetri che cominciano a pensare che non ci furono mai dei peccatori come loro.

Lo Spirito di Dio convince gli uomini del peccato e della malvagità del cuore, aprendo i loro occhi affinché vedano quale fonte di corruzione esso sia. Lo Spirito li porta a meditare sui loro pensieri e desideri cattivi, mostra loro quanto siano avversi ai loro doveri e quanto siano contrari a Dio e a Cristo e quanto siano induriti in una tale condizione. Potremmo dire che Dio tira fuori dal cuore del peccatore tutto ciò che vi era nascosto, di modo che per il peccatore non vi sia visone più terribile di quella del suo proprio cuore.

2. Lo Spirito Santo convince gli uomini sulla pericolosissima natura del peccato. La convinzione di cui stiamo parlando non riguarda solo i peccati che sono stati commessi: il peccatore è reso vivamente consapevole della condanna e della miseria che sono conseguenza del peccato. L’uomo non è portato solo a riflettere sui singoli comandamenti e a comprendere quanto il suo cuore e la sua vita siano loro avversi: egli deve anche fare i conti con la minaccia del giudizio. Coloro che non sono stati risvegliati, ossia gli inconvertiti, non odono queste minacce né comprendono il pericolo in cui si trovano, perché essi sono davvero in gran pericolo!

I peccatori risvegliati, invece, vedono queste cose: vedono l’ira ardente di Dio; vedono loro stessi sospesi sopra l’abisso infernale; vedono che Dio ha sfoderato la spada; vedono il suo arco teso! Costoro sono indotti a pensare al pericolo che affrontano ogni giorno e a quanto incerta sia la loro vita. Considerano l’infinita miseria dell’inferno e quali siano le implicazioni del giudizio e della condanna. La voce di Dio è tanto forte e reale che le sue minacce li fanno tremare. Tremano quando ascoltano la predicazione e tremano di fronte al governo della provvidenza. È così che comprendono la necessità urgente di trovare un qualche aiuto: «Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che dobbiamo fare?” E Pietro a loro: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”» (Atti 2:37-38); «Egli, tutto tremante e spaventato, disse: “Signore, che vuoi che io faccia?”» (Atti 9:6); «Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; poi li condusse fuori e disse: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”» (Atti 16:29-30).

3. Lo Spirito Santo convince gli uomini dell’assoluta impotenza dei loro stratagemmi. Vi sono molti modi in cui un peccatore che è convinto di peccato spera di poter aiutare se stesso ad evitare il pericolo in cui si trova. Quando un uomo si accorge del proprio pericolo, nell’anima sua tende per natura a cercare aiuto. L’aiuto degli amici, per esempio. Oppure, cerca di vincolare Dio appellandosi alla sua giustizia, al suo onore, alla sua Parola, ossia alle sue dichiarazioni di misericordia e alle sue promesse. Altri sperano nella provvidenza, oppure cercano di essere misericordiosi verso gli altri. Altri ancora confidano nella propria giustizia, nelle proprie preghiere, nelle proprie suppliche pietose, oppure nella propria forza di convertirsi da soli. Ci sono quelli che cercano addirittura aiuto nel concentrarsi su pensieri ateistici.

Nondimeno, lo Spirito Santo convince gli uomini dell’assoluta impotenza dei loro stratagemmi. Li convince che gli amici non possono aiutarli, che non possono vincolare Dio in alcun modo, come rispetto anche a tutti gli altri espedienti. «Le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze» (II Corinzi 10:4); «Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava» (Luca 15:16).

III. Cerchiamo adesso di capire la modalità di tale convinzione.

Domanda. A questo riguardo, vorrei partire dalla seguente domanda: in cosa consiste la differenza nel modo in cui lo Spirito influenza, da un lato, i peccatori quando li convince e, dall’altro, i santi?

Non stiamo considerando qual sia la differenza tra l’influenza e l’opera in sé. Secondo l’insegnamento della Scrittura solo i santi possiedono lo Spirito di Cristo; solo loro sono battezzati con lo Spirito e col fuoco; solo su di loro è sparso; solo loro sono istruiti dallo Spirito; solo loro sono condotti dallo Spirito. Eppure, la medesima Scrittura afferma che, in qualche modo, lo Spirito di Dio influenza anche gli empi. Altrimenti, perché mai leggeremmo di alcuni che oppongono sempre «resistenza allo Spirito Santo» (Atti 7:51) e di altri che «sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo» (Ebrei 6:4)?

Dunque, perché non si può dire che gli inconvertiti hanno lo Spirito di Cristo come i veri credenti? Perché non si può dire che essi siano stati battezzati nello Spirito? In cosa consiste la differenza nel modo in cui lo Spirito influenza, da un lato, i peccatori quando li convince e, dall’altro, i santi?

Risposta. Lo Spirito Santo influenza l’anima dei credenti essendo un principio permanente che dimora in loro. Questo non significa che lo Spirito non intervenga sul cuore dei santi come un agente esterno. Ciò che si vuole sottolineare è che egli rende i cuori dei credenti la sua dimora, i quali divengono il suo tempio: «Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (I Corinzi 3:16). Questo è anche il senso in cui Cristo dimora in loro: mediante il suo Spirito. Lo Spirito Santo è un principio in loro: «L’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna» (Giovanni 4:14). I cristiani vivono e camminano per lo Spirito (cfr. Galati 5:25). Lo Spirito diventa un principio naturale; ecco perché essi possiedono una nuova natura e sono partecipi della natura divina. Perciò, è ovvio che la condizione degli increduli è del tutto differente.

IV. Quali strumenti impiega lo Spirito per convincere di peccato?

Lo strumento principale è la legge di Dio. Il peccatore non può essere salvato mediante le opere della legge. Rispetto alla redenzione, la legge è stata abrogata e non può presentarci delle condizioni che dobbiamo soddisfare.

Il fine principale della legge è convincerci di peccato. I precetti della legge ci convincono della nostra peccaminosità e nefandezza, costituiscono una minaccia di pericolo e dimostrano la nostra assoluta impotenza. «Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato» (Romani 3:19-20). «Quanto a me, per mezzo della legge, sono morto alla legge» (Galati 2:19). Vi sono altri strumenti quali, ad esempio, la provvidenza, ma sono impiegati in modo subordinato alla legge.


V. Infine, cerchiamo di capire lo scopo di tale convinzione.

1. Rende adatti a ricevere Cristo: «La legge è stata come un precettore per condurci a Cristo» (Galati 3:24). Quanto è necessario essere convinti di peccato dalla legge!

2. Affinché la grazia di Dio sia apprezzata di più. Quanto più il peccatore comprenderà la propria miseria, tanto più stimerà la grazia di Dio.

3. Affinché la grazia della grazia sovrana possa essere riconosciuta. Quanto più il peccatore sarà consapevole della propria assoluta impotenza, tanto più glorificherà la grazia sovrana e gratuita di Dio.

4. Affinché coloro che resistono allo Spirito siano induriti e condannati. Leggiamo di alcuni che resistono allo Spirito (cfr. Atti 7:51). Spesso gli uomini spengono lo Spirito, e lo fanno in molti modi: «[Quelli che] poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia. Quando una terra, imbevuta della pioggia che vi cade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio; ma se produce spine e rovi, è riprovata e prossima a essere maledetta; e la sua fine sarà di essere bruciata» (Ebrei 6:6-8). Costoro non sono induriti mediante un’azione diretta ed efficace, bensì mediante l’abbandono, come il fuoco che fa indurire il ferro quando lo si allontana da quest’ultimo.

[1] Quello che segue costituisce parte di un sermone, suddiviso in varie parti, che Edwards cominciò a predicare nell'aprile del 1729. La prima parte del sermone sarà pubblicata, nella sua interezza, nel volume Sermoni e discorsi.

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