Stai leggendo un articolo della Rivista di pratica pastorale

L’importanza dell’intercessione per i propri conduttori

Gardiner Spring1

L’importanza del ministero cristiano è tale che ci sentiamo costretti a chiedere un favore particolare ai nostri fratelli, rivolgendo loro una richiesta che esprime una profonda preoccupazione di ogni pastore: «Pregate per noi!».

Un appello accorato
«Pregate per noi» dice Paolo, e da ogni pulpito cristiano nel mondo si ode riverberare, appassionato, il medesimo invito: «Pregate per noi!». Se un uomo come Paolo chiedeva agli altri credenti di pregare per lui e se, nonostante la sua grande intelligenza, la sua eminente spiritualità, la sua intima comunione con Dio e la sua conoscenza di ciò che non è lecito all’uomo di pronunziare, questo santo uomo aveva bisogno d’incoraggiamento e di stimolo nella sua opera, chi tra noi non implorerà umilmente: «Fratelli, pregate per noi perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata»?

Il giovane che inizia ad esercitare il ministero della riconciliazione si rallegra al pensiero che, per quanto immeritevole in se stesso, le preghiere di molti figli di Dio sono continuamente presentate al trono della grazia in suo favore, davanti al Padre suo e Padre loro, al Dio suo e Dio loro. Sembra quasi che l’intera assemblea esclami: «Noi non possiamo svolgere questo sacro servizio, ma ti seguiremo con le nostre preghiere». Sembra quasi sentire molti genitori cristiani dirgli: «Non abbiamo un figlio da poter consacrare a questa santa chiamata, ma tu va’ e noi non mancheremo di pregare per te». Non sono poche le chiese di questa nostra nazione che hanno avuto il privilegio di consacrare al servizio del Vangelo un numero considerevole di preziosi giovani. Quelle stesse chiese hanno l’abitudine di avere delle riunioni speciali d’intercessione, per raccomandare quei giovani alle cure e alla fedeltà del Dio che mantiene le promesse.

Com’è necessario, nel senso più pieno dell’espressione, un tale impegno! Quale incoraggiamento riceve quel cuore che trema dinanzi alle responsabilità che derivano dal sacro ufficio! Quale conforto per una mente che quasi soccombe sotto il peso delle sue evidenti insufficienze! Quale indescrivibile valore ha per quelli che si affaticano in questa grande opera, siano essi giovani o vecchi, sapere che le chiese li ricordano continuamente nelle loro preghiere! Oh, possa il pensiero che il ministro del Vangelo sarà ciò che lo faranno essere le preghiere del suo popolo e nulla di più, penetrare profondamente nei cuori di ogni membro di chiesa. Se è necessario un intervento onnipotente della grazia di Dio per fare di un uomo un cristiano, allo stesso modo niente può rendere un peccatore rigenerato un fedele e capace ministro del nuovo patto se non un’opera altrettanto soprannaturale della medesima grazia.


I motivi che ci devono indurre a pregare per i conduttori
Desidero esortare le chiese a considerare con maggiore attenzione e devozione la grande opera cui sono stati chiamati i loro ministri. Pensate: un pastore deve insegnare le dottrine della grazia e guidare il gregge nell’ubbidienza ai principi del cristianesimo genuino; deve difendere la verità contro i cavilli e l’insidiosità dell’errore; deve aiutare le persone a mantenere nel cuore il senso della presenza di Dio e dei comandamenti rivelati nella sua Parola; deve aiutare i credenti ad avere lo sguardo rivolto alle cose invisibili ed eterne, affinché continuino a manifestare il medesimo zelo fino alla fine; deve vivere con coerenza e con grande dignità perché la sua predicazione sia il più possibile efficace. Ora, riuscire a fare tutte queste cose adattandosi ai tempi, ai luoghi, alle occasioni e alle personalità senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, o spaventare dai nemici, e senza stancarsi del peso che deve portare, non è un impegno ordinario.

Perciò, se i membri di chiesa vogliono che il loro pastore pronunci discorsi ricchi di contenuto devono favorirlo accompagnandolo con le loro preghiere; se vogliono sentire dei sermoni che espongono fedelmente tutto il consiglio di Dio, le loro preghiere devono supplicare che egli sappia rivolgersi alla coscienza di ogni uomo alla presenza di Dio, mediante una piena e inflessibile manifestazione della verità; se vogliono dei discorsi potenti ed efficaci saranno le loro preghiere a doverlo rendere una benedizione per tutti gli uomini. Fratelli, volete che il vostro pastore venga a voi recando la pienezza delle benedizioni del Vangelo della pace, con timore e tremore, con il volto risplendente, con una lingua ardente e con discorsi cosparsi dalle lacrime versate in preghiera? Allora ricordatevi che sono le vostre preghiere che devono esortarlo a pregare e che sono le vostre lacrime quelle che devono suscitare nel suo cuore la commozione e gli stessi sentimenti che sono stati in Cristo. È soprattutto mediante le loro preghiere che i figli di Dio incoraggiano i loro amati ministri a badare a loro stessi e all’insegnamento ravvivando il dono che hanno ricevuto dal Signore Gesù.

Ma chi sono e cosa sono i ministri del Vangelo? Pensiamoci un attimo: sono uomini fragili, fallaci, soggetti a peccare, esposti ad ogni trappola e ad ogni tentazione. Inoltre, a causa del posto di responsabilità che occupano, essi sono il primo bersaglio dei nemici e dei loro dardi infuocati. Il grande avversario non abbatte una persona da poco quando colpisce e trafigge i ministri di Cristo. Come per ogni esercito, per il regno delle tenebre una vittima di questo rango vale più di un esercito di soldati semplici! Per questo motivo le loro tentazioni sono probabilmente più subdole e pericolose di quelle che colgono gli altri cristiani. Se questo scaltro ingannatore fallisce nel distruggerli, facendoli cadere malamente, allora mira con destrezza a neutralizzare la loro influenza tentando di spegnere gradatamente il fervore della loro pietà, inducendoli a cullarsi nell’ozio e facendo tutto ciò che è in suo potere per rendere opprimente e sgradevole l’opera pastorale ai loro occhi. Quanto è pericolosa, dunque, la condizione di quel ministro il cui cuore non è incoraggiato, le cui mani non sono fortificate e che non è sostenuto dalle preghiere del suo popolo! Non è soltanto nelle sue preghiere private e sulle sue ginocchia che egli trova gioia, conforto, pensieri nobili, umilianti e purificatori: è altresì necessario che il gregge di cui si cura ricerchi queste cose per lui, affinché egli possa diventare un uomo migliore, più felice e un ministro del Vangelo più utile.


I frutti dell’intercessione per i conduttori
Più di ogni altra cosa, l’intercessione per i propri conduttori può far crescere nei membri della chiesa l’interesse verso di loro, migliorandolo qualitativamente. Mentre i credenti, assorti in preghiera, presentano il proprio pastore a Dio l’amore per lui cresce, imparano a rispettarlo di più, si dispongono ad ascoltarlo con più gioia e in vista di un maggiore profitto. Più pregano per lui, più saranno interessati alla sua vita e alla sua opera, e anche i figli di coloro che in famiglia intercedono regolarmente per i propri conduttori saranno più ben disposti verso di lui e verso la sua predicazione.

I frutti prodotti dalla predicazione del Vangelo rientrano nell’ambito delle realtà più meravigliose dell’universo. E non si tratta di un lembo insignificante di queste avvincenti realtà! La stupenda rivelazione della presenza divina e la luce che da essa emana si manifestano all’anima specialmente dove la predicazione evangelica ha libero corso ed è glorificata. La manifestazione delle infinite perfezioni di Dio e la crescita progressiva nella capacità di percepirle, tanto care e desiderabili al cuore rigenerato insieme alle benedette conseguenze che producono, non risplendono mai di una luce così nitida come quando si ascolta il Vangelo di grazia e verità procedere da labbra d’argilla che proclamano l’apparire di questa grande gloria. Se i credenti sulla terra avessero una mente pura come quella dei serafini che servono Dio presso il suo trono, con quale profonda preoccupazione, sollecitudine e contrizione di spirito osserverebbero la vita dei fedeli ambasciatori della croce! Come seguirebbero il loro esempio, ammirando i loro sforzi e la loro umiltà nel proclamare il regno dei cieli e gli effetti prodotti dalla loro predicazione, che spiega le nuove ed eterne realtà che Dio ha rivelato!


Le conseguenze negative della negligenza di questo dovere
Ricordiamo sempre che l’effetto di un ministero pastorale fedele non è altro che un odore di vita che conduce a vita, per quelli che sono sulla via della salvezza, mentre per coloro che sono sulla via della perdizione, è un odore di morte che conduce alla morte. La medesima luce e le stesse verità che servono a rendere alcuni idonei per il cielo, a causa dell’incredulità, degli abusi e della falsificazione della verità, operano per approntare altri per l’inferno.

È terribilmente costoso permettere che i conduttori delle chiese salgano sul pulpito senza essere preceduti, accompagnati e seguiti dalle fervide preghiere dei credenti. Non c’è da meravigliarsi che molti pulpiti siano impotenti e che i ministri siano spesso scoraggiati: il problema è che ci sono poche persone che possono tenere le loro mani alzate (cfr. Esodo 17:10-13). La trascuratezza di fronte a questo dovere si può vedere e sentire nel declino delle chiese, come anche nella perdizione eterna di molti. D’altro canto, una stima adeguata di questo sacro servizio produrrà frutti benedetti, come la raccolta di moltitudini di persone nel regno di Dio e l’edificazione dei santi, a lode della gloria dell’Agnello che è stato immolato.

Pertanto, parlandovi di questo argomento che mi sta molto a cuore, nell’interesse dei miei amati fratelli nel ministero, desidero esortarvi ardentemente affinché quanti amano il Salvatore e il loro prossimo si diano con maggiore impegno alla preghiera d’intercessione per i loro conduttori. Fratelli, noi siamo amministratori della verità di Dio e – anche i migliori tra noi – siamo inadeguati e insufficienti dinanzi a quanto ci è richiesto dal nostro imponente soggetto. I doveri della nostra chiamata pesano su di noi ogni nuova settimana, anzi ogni nuovo giorno e spesso si moltiplicano al punto che sembrano in contrasto tra loro. A volte assorbono tutti i nostri pensieri e abbiamo l’impressione di aver perso la capacità di pensare. In altre occasioni le nostre responsabilità richiedono tutto l’ardore e la forza dei nostri sentimenti, magari quando siamo proprio meno predisposti ad una tale intensità spirituale. A queste richieste si uniscono poi quelle pressanti sollecitudini che corrodono ed esauriscono il nostro vigore, sopraffacendo il nostro coraggio e consumando le nostre energie. Inoltre, ci sono così tante delusioni nella nostra opera che abbiamo un bisogno costante della solidarietà dimostrata mediante la fervida preghiera dei nostri fratelli.


La necessità di pregare per un intervento dall’alto
In alcuni frangenti il nostro spirito è animato e zelante, così ci rivolgiamo a coloro che sono sottoposti alla nostra guida ravvivati dalla speranza di liberarli da difficoltà di varia natura e, nel caso degli inconvertiti, dai tormenti eterni. Altre volte – ahimè! – ci sentiamo autosufficienti e immaginiamo (inutilmente) che la vittoria sia dietro l’angolo. Quando confidiamo così in noi stessi ci prepariamo ad insistere nelle occasioni favorevoli e sfavorevoli, impegnandoci a predisporci al conflitto: a volte levighiamo le nostre frecce per renderle acuminate, altre volte le lasciamo ruvide e dentellate perché colpiscano con più durezza. Indossiamo la nostra armatura e scendiamo in campo determinati a spiegare tutta la nostra forza, certi che faremo delle vittime. Ma quale lezione umiliante quando ci sentiamo sicuri di noi stessi e negli strumenti che abbiamo a disposizione! Noi non possiamo convertire una sola anima, né santificare un solo credente!

Cosa disse il Signore? «Vi abbiamo sonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto» (Matteo 11:17). Così anche noi, proclamiamo i comandamenti di Dio e le persone ne calpestano l’autorità, dichiariamo il giudizio divino e la gente si rivolta contro la sua giustizia, parliamo delle sue preziosissime promesse e non si confida nella fedeltà di Dio, annunciamo le insondabili ricchezze di Cristo e vediamo la gente calpestarle. Così, pur spiegando agli uomini che la pazienza di Dio vuole indurci al ravvedimento, la loro impenitenza e ostinazione li porta alla rovina. Per questa ragione, ci mettiamo a ragionare, facciamo delle rimostranze e ci sembra che gli ostacoli alla loro conversione o santificazione siano sempre più grandi, finché non ci appaiono insormontabili e perciò ci scoraggiamo e gemiamo. Quale forza può spezzare questi cuori duri come il diamante? Quale forza deve avere la mano che può strappare e liberare i peccatori dalle fiamme eterne? Per questo, fratelli miei che siete membri di una chiesa, mi rivolgo a voi col cuore in mano: i vostri conduttori hanno grandissimo bisogno delle vostre preghiere, per essere assistiti da quella potenza che Dio ha «mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti» (Efesini 1:20).

Come? Ci accordiamo a pregare per i pagani, per le scuole domenicali, per la benedizione di Dio sulla distribuzione degli opuscoli evangelistici, perché dovremmo trascurare di pregare per il ministero della Parola, che è il grande mezzo che Dio ha stabilito per la salvezza degli uomini? Non è forse possibile accordarsi per pregare per i ministri del Vangelo? Se si tratta di un suggerimento buono, perché i capifamiglia non guidano la propria casa ad intercedere per i propri conduttori ogni domenica mattina prima di recarsi nel luogo dell’adorazione? Così si usava fare nella famiglia governata dal mio venerabile padre, e questa è stata a lungo la mia abitudine. È un grande privilegio! Il tempo è sempre opportuno per un simile servizio, il quale non mancherà di esercitare un’influenza positiva in tutti gli aspetti della vita della chiesa. «Prima che m’invochino, io risponderò; parleranno ancora, che già li avrò esauditi» (Isaia 65:24). Se Dio concede alle chiese lo Spirito di grazia e di supplicazione per i loro ministri è perché vuole rispondere: «Egli ascolterà la preghiera dei desolati e non disprezzerà la loro supplica» (Salmi 102:17). È scritto che «il Signore creerà su tutta la distesa del monte Sion e sulle sue assemblee una nuvola di fumo per il giorno e uno splendore di fuoco fiammeggiante per la notte» (Isaia 4:5). L’altare non sarà profanato e l’incenso non diverrà meno fragrante se quelle parole di speranza sono più spesso sulle labbra di quelli che le offrono: «I suoi sacerdoti li rivestirò di salvezza e i suoi fedeli esulteranno di gran gioia» (Salmi 132:16).


Le famiglie della chiesa devono ricordare in preghiera il pastore
Ma questo non è tutto: i ministri del Vangelo dovranno essere ricordati abitualmente in preghiera nel focolaio domestico. «Non è una cosa da poco – spiega uno scrittore nostro concittadino e contemporaneo – che cento famiglie di una congregazione elevino le loro suppliche quotidiane affinché Dio benedica i conduttori. Quale sollievo per quel pastore che è certo dell’intercessione fedele dei membri di chiesa! Le preghiere che le famiglie della chiesa di Kidderminster elevavano durante le devozioni familiari contribuirono, senza dubbio, a fare di Richard Baxter un ministro migliore e un uomo più felice, ed è possibile che perfino i frutti che raccogliamo noi oggi leggendo scritti come Saint’s Rest o Dying Thoughts siano da attribuire alle preghiere dei membri di chiesa» (James W. Alexander, Thoughts on Family Worship, Presbyterian Board of Education, 1847 (ristampa: Ligonier, Soli Deo Gloria, 1990, pp. 148-149).

Voi, dunque, che invocate il nome del Signore, non rimanete in silenzio e non dategli riposo (cfr. Isaia 62:7). Quando le chiese smettono di pregare per i loro ministri, questi cesseranno di essere una benedizione per le chiese. Fratelli, «pregate per noi»:

Quando rivolgiamo i nostri pensieri a riunioni troppo formali e ad una predicazione infruttuosa, i nostri cuori vengono meno dentro di noi e vorremmo supplicare la chiesa di ricordarsi di noi in preghiera. Fratelli, se entrate nel «riparo dell’Altissimo» e vi avvicinate al cuore di colui che la vostra anima ama, supplicatelo intensamente affinché la sua potenza accompagni la proclamazione del Vangelo. Vi supplichiamo: se vi appoggiate al seno di Gesù, ricordatevi di noi! Confidategli i vostri desideri, ricordate al vostro Emmanuele il suo costoso sacrificio e il suo meraviglioso amore e, dichiarando la sua potenza e la nostra debolezza, parlategli della gloria indescrivibile dei santi e delle indicibili sofferenze che aspettano gli inconvertiti oltre la tomba! Andate a lui affinché raccolga le vostre lacrime nel suo otre (cfr. Salmi 56:8) mentre gli dite che lui stesso ha riposto il tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi!


1 Gardiner Spring (1785-1873) è stato un rinomato pastore riformato che per ben sessantatre anni ha svolto il ministero pastorale nella Brick Presbyterian Church a New York. Questa esortazione è tratta da un celebre volume intitolato The Power of the Pulpit, pubblicato per la prima volta nel 1848 e ristampato nel 1986 dall’editore Banner of Truth di Edimburgo.