“(Timoteo)... quando verrai porta i libri, specialmente le pergamene...”

(2 Timoteo 4:13)

 

 

Se rifletteremo attentamente sul contenuto di questo passo della Scrittura,  ci renderemo conto dell’importanza della lettura, dello studio e della meditazione, in relazione all’esercizio della pietà cristiana.

L’apostolo Paolo è stato un uomo che ha letto e studiato con diligenza per tutta la vita. Sappiamo che da ragazzo è stato allevato a Gerusalemme e che fu educato ai piedi di Gamaliele (At 22:3). Questo Gamaliele era un fariseo di eccezionale prestigio. Egli era il maestro più importante di quel periodo e non era chiamato solo ‘Rabbi’, cioè ‘mio maestro’, ma era conosciuto come ‘Rabban’, che era un titolo estremamente onorifico che significa ‘nostro maestro’. La cultura di Paolo era molto estesa. Chi si ritrovava di fronte a lui avvertiva di essere alla presenza di un uomo istruito e sapiente. Per esempio, il governatore Romano Porcio Festo riconobbe che Paolo era una persona di ‘molte lettere’ (At 26:24, Diodati). Infatti il Nuovo Testamento ci mostra che l’apostolo era familiare non solo con gli Scritti sacri e con quelli della tradizione rabbinica, ma anche con quelli di molti scrittori pagani (At 17:28; 1 Co 15:33; Ti 1:12). Ma torniamo al testo della nostra meditazione.

Quando Paolo ha scritto la seconda lettera a Timoteo era ormai avanti negli anni, era in prigione (2 Ti 1:8) e il momento della sua morte era imminente (2 Ti 4:6-8). Ecco davanti ai nostri occhi un vero uomo di Dio! La sua mente è presa dalle preoccupazioni che gli vengono da tutte le chiese (2 Co 11:28) e il suo cuore è senz’altro ancora in doglie finché Cristo sia formato nei credenti (Ga 4:19). La sua ambizione che l’Evangelo di Dio sia annunciato là dove non è ancora stato portato il nome di Cristo lo tiene desto nella speranza di vedere il regno di Dio stabilirsi nel cuore di molti altri uomini (Ro 15:20). Egli, certamente, si ricorda di persone quali Dema e Alessandro il ramaio che gli hanno procurato molti mali e rammenta le prove e le sofferenze che ha dovuto affrontare lungo il cammino di fede (2 Ti 4:10, 14, 16). Ma l’attenzione di Paolo è soprattutto rivolta al pensiero di Dio, alla comunione con Lui e alla Sua presenza nell’eternità (2 Ti 4:8, 18).

Come abbiamo considerato, l’apostolo è consapevole di quello che lo attende e che per lui è giunto ormai il tempo della fine. Eppure, cosa desiderava in questo momento? Cosa gli avrebbe fatto piacere? Cosa chiese al giovane Timoteo? Paolo domanda qualcosa che gli permetta di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita più confortevolmente? Si preoccupa della casa, del denaro, o di quello che fanno e pensano gli altri? No! L’uomo di Dio vuole avere nelle sue mani i libri e specialmente le pergamene!

Non sappiamo quale fosse il contenuto dei libri e delle pergamene di cui parla questo verso, ma conoscendo l’apostolo Paolo possiamo benissimo immaginarcelo! Sappiamo che pur essendo un uomo colto che conosceva diverse discipline, l’apostolo dei Gentili preferiva un libro a tutti gli altri. C’era un libro che amava e desiderava conoscere meglio di ogni altro. Di quale libro si trattava? Del Libro dei libri, della benedetta Parola di Dio, della Bibbia! Proprio poche frasi prima di quella che stiamo considerando, Paolo aveva esortato Timoteo a prestare fede nelle Scritture, perché era pienamente convinto che ‘ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia’ (2 Ti 3:16). Questo è lo stesso sentimento che aveva John Wesley, il grande evangelista che insieme a George Whitefield è stato protagonista del grande risveglio metodista nel XVIII. Wesley sussurrò a se stesso: “Io sono una creatura la cui vita dura un giorno e passa via come una freccia che fende l’aria. Sono uno spirito venuto da Dio che deve ritornare a Dio. Sono uno spirito che vive pochi istanti e che in breve tempo scompare. Sono come una goccia nell’immutabile eternità! Voglio conoscere solo una cosa: la via che conduce al cielo e come posso approdare sano e salvo su quella riva beata. Dio stesso ha mostrato la via. Questa è la ragione per cui è disceso dal cielo. Il Signore ha scritto queste cose in un libro. Oh! Datemi  quel libro! Datemi a qualunque costo il libro di Dio! In esso ho trovato tutta quanta la conoscenza di cui ho bisogno. Voglio essere un homo unius libri”.

Questo passo ci insegna anche a essere umili,  modesti e sobri. Il riformatore Giovanni Calvino commentando questo verso dice: “Evidentemente, l’apostolo non aveva smesso di leggere neanche quando era giunto il tempo di prepararsi a morire. Dove sono coloro che pensano di aver fatto tali progressi da non aver più bisogno di imparare? Chi, tra questi, ha il coraggio di paragonarsi a Paolo? Più di questo, queste parole demoliscono la stravaganza di chi, disprezzando i libri e disdegnando la lettura, si gloria esclusivamente di quelle che presume siano ispirazioni divine. Perciò, teniamo ben presente che questo passo raccomanda ai credenti di leggere costantemente”. Anche Jonathan Edwards, il famoso predicatore del Grande Risveglio del 1740 che predicò il famoso sermone ‘Peccatori nelle mani di un Dio adirato’, ha ribadito gli stessi concetti: “(...) Dato che non dobbiamo aspettarci più un’ispirazione infallibile come quella degli apostoli, impariamo a non disprezzare l’utilità dell’istruzione e della conoscenza. Chi pensa che queste cose siano inutili nell’esercizio del ministero cristiano si sbaglia di grosso!  Se coloro che hanno questa opinione riflettessero più attentamente su quanto affermano, cambierebbero sicuramente parere. Quando parlo dell’importanza dell’istruzione mi riferisco all’accrescimento delle capacità naturali che Dio ci ha dato. (...) Nessuno può negare quanto sia stata utile, nella mani di Dio,  l’istruzione di Paolo, di Salomone e di Mosè. Se dunque la conoscenza e l’istruzione non sono da disprezzare, questo significa che lo studio, che è il mezzo per accrescere le nostre conoscenze, è qualcosa di estremamente importante per esercitare propriamente il ministero cristiano. Il fatto che Dio, a volte, abbia riempito alcuni individui dello Spirito Santo e li abbia resi capaci di predicare con efficacia senza che avessero precedentemente seguito un corso formale di studi, non ci autorizza assolutamente a ritenere l’istruzione una cosa superflua.  Se siamo di questo parere, è come se ci buttassimo a capofitto dal pinnacolo del tempio confidando negli angeli del Signore per un sostegno che impedisca al nostro piede di urtare contro la roccia! Ricordiamoci che Dio ha stabilito le cose in modo diverso”. Più tardi, Charles Haddon Spurgeon è stato costretto a ripetere le stesse cose: “Quando avremo chiesto la guida dello Spirito Santo, saremo pronti a usare anche tutti i mezzi a nostra disposizione che ci permettono di comprendere meglio le Scritture. (...) Alcuni, dietro la pretesa di essere ammaestrati dallo Spirito di Dio, rifiutano di lasciarsi istruire da libri scritti da altri uomini. Certamente questo non onora lo Spirito Santo! È una mancanza di rispetto a Colui che ha stabilito di porre i Suoi luminari nel firmamento con il compito di ‘illuminare’ altri mettendo la loro conoscenza a disposizione di tutti per il bene e il progresso di tutta la chiesa”. Che diremo dunque riguardo a queste cose?

Una volta, nelle vere chiese evangeliche, il pastore si preoccupava che ogni famiglia possedesse, oltre la Bibbia, libri utili ed edificanti e qualora qualcuno non avesse potuto permettersi di acquistarne, egli avrebbe senz’altro provveduto a farglieli avere gratuitamente. Nelle nazioni protestanti, specialmente laddove si è fatta sentire l’influenza del Puritanesimo e del Pietismo, esisteva quella che era conosciuta col nome di ‘biblioteca di famiglia’.  Oggi, invece, abbiamo un televisore in ogni camera della casa! Le librerie evangeliche, per rimanere aperte, sono costrette a ‘commerciare’ ogni tipo di prodotti e di novità, perché i credenti vogliono solo ascoltare musica piacevole e guardare, passivamente, le videocassette. Confessiamo il nostro peccato e ammettiamo che la meditazione della Scrittura e le sane letture sono ormai cose che non ci interessano più! La maggioranza delle persone che frequenta le chiese evangeliche è alla ricerca di esperienze mistiche istantanee e a ‘buon mercato’, ma non sono assolutamente interessate a vivere una vita come quella dell’apostolo Paolo e di tutti coloro che lo hanno imitato! Purtroppo, molti predicatori hanno preferito assecondare gli umori e i capricci della gente e non hanno voluto opporsi e resistere all’ondata di infedeltà e prostituzione spirituale.

Concludendo le nostre riflessioni, per le ragioni che sono state brevemente addotte, è necessario e urgente ripetere a coloro che hanno a cuore di fare veramente la volontà di Dio l’esortazione che Thomas Watson rivolse alla sua congregazione il 17 agosto 1662, quando, insieme ad altri 2000 ministri Puritani, fu espulso dalla chiesa Anglicana e privato del suo salario perché non volle sottostare ai dettami del famoso Decreto di Uniformità. Egli disse: “Riempite di libri le vostre case. In questo modo, quando non avrete acqua sorgiva, potrete attingere alle vostre cisterne, e quando non potrete beneficiare della sana predicazione della Parola di Dio, avrete la possibilità di dissetarvi con l’acqua della vita che attingerete dai libri che possedete. (...) In questo modo, quando la vostra anima si raffredderà e l’ardore del vostro zelo diminuirà, potrete riscaldarvi con la lettura di scritti capaci di ravvivare la fiamma della fede nei vostri cuori”. Dio ci aiuti e abbia misericordia di noi.