LA SPIRITUALITÀ DEI PURITANI

 

 

… Riteniamo che la pietà Puritana sia da annoverare tra le espressioni più conformi alla spiritualità biblica, mai manifestatesi nella storia. In primo luogo, la spiritualità dei Puritani è centrata su Dio. Ascoltando “coi nostri occhi” questa predicazione ci accorgeremo che, pagina dopo pagina, il nostro sguardo si allontanerà sempre più da ciò che è umano ed imperfetto per elevarsi a contemplare realtà divine e perfette! Oggi più che mai, in un’epoca psicologista, ossessionata dall’ansia del sé e, come hanno fatto notare in molti, succube di una mentalità individualista e narcisista, i veri cristiani devono tenere a mente che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”.

Aiden Wison Tozer aveva previsto che questo sarebbe stato il nostro più grande problema ed affermò: «Nei pensieri degli uomini è venuta meno la consapevolezza della maestà di Dio... la chiesa ha rinunciato alla sublime concezione di Dio che un tempo possedeva, sostituendola con una ignobile, misera ed indegna... Questa visione di Dio così meschina e comune tra coloro che si professano cristiani, è la causa di altri mille mali che ci affliggono... l’unica via per porre rimedio al nostro declino spirituale è affrontare alla radice la causa di tale decadimento... è impossibile vivere una vita consacrata e santa se intratteniamo un’idea di Dio ridotta ed errata... se vogliamo possedere la vera spiritualità dobbiamo cominciare a pensare a Dio come egli è...». È questo il paradosso che molti non riescono a comprendere né ad accettare: la nostra felicità è più in Dio che in noi stessi e l’uomo cerca di più il proprio bene quando rinuncia di più a se stesso per cercare Dio! Come comprese Agostino, Dio ci ha fatti per sé e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in lui.

In secondo luogo, la pietà dei Puritani è centrata sulla Scrittura. Per i Puritani la Scrittura è l’autorità che dobbiamo seguire in ogni cosa. Intercedendo presso il Padre a favore di coloro che gli sono stati dati, Cristo presenta questa richiesta: «Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Santificali nella verità: la tua Parola è verità» (Giovanni 17:17). L’apostolo Paolo disse agli anziani di Efeso: «E ora, vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia, la quale può edificarvi e darvi l’eredità di tutti i santificati» (Atti 20:32). In altri termini, è mediante “il puro latte della Parola” che il credente cresce nella grazia (I Pietro 2:1-2, Diodati). L’uomo che conosce la vera beatitudine è colui che “medita giorno e notte” sulla Parola (Salmi 1). Oggi c’è un grande interesse verso la spiritualità in genere, ma non tutta la spiritualità è spirituale! L’uomo contemporaneo si è plasmato una spiritualità senza verità! In contrasto con questo atteggiamento molto comune, i veri cristiani devono riaffermare che la vera pietà e sempre stata e sempre sarà la pietà della Parola! Questo significa che sono le verità della Scrittura a dover determinare, esaminare e provare le nostre esperienze spirituali.

Essendo pietà della Parola, la spiritualità dei Puritani è anche centrata sulla riflessione. I Puritani praticavano la meditazione della Scrittura con diligenza e scrupolosa metodicità. Jim Packer, autore del best-seller “Conoscere Dio”, spiega che essi avevano compreso che la Parola raggiungeva il cuore tramite l’intelletto. Il fine dei Puritani era quello di sperimentare la verità di Dio, ma sapevano bene che per raggiungerlo dovevano cominciare con la comprensione delle verità rivelate. Per loro la volontà e gli affetti dovevano essere sottoposti alla guida di una mente illuminata dallo Spirito e ammaestrata dalla Parola. Questo principio era applicato anche quando i credenti erano semplici e poco istruiti, perché questo è il criterio stabilito da Dio stesso! La riflessione sulle dottrine della Bibbia, è lo strumento usato dallo Spirito per farci giungere ad una più profonda conoscenza di Dio e ad una comunione con lui più intensa e ricca di gioia. È così, mediante “il rinnovamento della mente”, che la nostra vita è trasformata affinché conosciamo per esperienza quale sia la volontà di Dio (Romani 12:1-2).

Inoltre, la pietà Puritana è centrata sull’esperienza. La riflessione e lo studio della dottrina non erano esercizi fini a se stessi. Il fine ultimo dei Puritani era quello di sperimentare le verità della Scrittura “sulla propria pelle”. Donald Carson, discutendo sulla spiritualità biblica, afferma che dovremmo essere sospettosi di “quella teologia che, ponendo tutta l’enfasi sulla coerenza del sistema e del pensiero,... non coinvolge gli affetti del cuore né genera una sentita consapevolezza della presenza di Dio...”. Perciò, continua Carson, se il regno di Dio consiste in “giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”, non dobbiamo ridurlo a “giustizia e puro sistema di pensiero”! I Puritani avevano “sposato” la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione. Che ci aiuti a conoscere tale equilibrio!

Infine, la spiritualità Puritana è centrata sulla pratica. Tutti I sermoni predicati dai Puritani, sfociavano nelle cosiddette applicazioni. La spiritualità di questi uomini e di queste donne non si esauriva nelle loro menti e nei loro cuori! Non era quel morboso godimento egoistico tipico di coloro che sono ossessionati dalla ricerca della serenità interiore e della libertà da ogni patimento! I Puritani, con grande diligenza ed impegno, mediante l’assistenza che viene da Dio, applicavano i principi prima a livello individuale, poi familiare, ecclesiastico e sociale. I Puritani erano “facitori” della Parola e, in ogni aspetto dell’esistenza umana, si impegnavano a vivere secondo pietà.

Certo, i Puritani furono degli uomini e anche gli uomini migliori non sono altro che uomini al loro meglio! Tuttavia, chi tra noi, leggendo i loro sermoni e considerando il loro esempio di pietà, può dire di non avere nulla da imparare da loro?