Estratto dal libro: Io… mi vergogno del Vangelo – Quando la
chiesa diventa come il mondo
SPURGEON E LA CONTROVERSIA
SUL DECLINO
[Con la fine del periodo Puritano], in qualche modo, i pastori prima e le chiese poi, sono finite nel “declino”. In alcuni casi, la caduta è stata rapida, ma sempre e comunque disastrosa. Quando i pastori si allontanarono dall’antica pietà Puritana e dall’antica dottrina Calvinista, divennero generalmente meno zelanti e meno semplici nella loro predicazione, più speculativi e meno spirituali nei loro discorsi e si concentrarono più sugli insegnamenti morali del Nuovo Testamento che non sulle grandi verità della rivelazione. In molti casi, la teologia naturale rimpiazzò le grandi verità del Vangelo e, nei sermoni, Cristo fu sempre meno presente. Le conseguenze, sul piano del carattere e della vita dei predicatori prima e di tutto il popolo dei credenti poi, furono fin troppo evidenti.
The Sword and the Trowel[1]
Nel marzo del 1887, Charles Spurgeon pubblicò, nella sua rivista mensile The Sword and the Trowel (La spada e la cazzuola), il primo di due articoli dal titolo The Down Grade (Il declino). Gli articoli furono pubblicati anonimi, ma l’autore era Robert Shindler, amico intimo di Spurgeon e, come lui, pastore Battista. Shindler scrisse gli articoli su suggerimento di Spurgeon, che commentò il primo dei due con un’annotazione personale: «Questo saggio richiede una profonda attenzione. Stiamo precipitando lungo il declino a rotta di collo».[2]
Tracciando la storia del Movimento Evangelico
dal periodo Puritano fino ai suoi giorni, Shindler fece notare come ad ogni
vero risveglio della fede sia seguito, nel giro di una o due generazioni, un
allontanamento dalla sana dottrina, che, a volte, assunse perfino le
caratteristiche di una diffusa apostasia. Egli paragonò questo allontanamento
dalla verità al pendio di una collina definendolo, appunto, “il declino”.
In questo primo articolo, Shindler tracciava la storia
delle maggiori denominazioni Protestanti d’Inghilterra a partire dal principio
del declino del Puritanesimo, nel 1662. Faceva notare come, durante la prima
generazione che seguì il grande periodo Puritano, praticamente tutte le
denominazioni nonconformiste, ossia i Protestanti non Anglicani, abbandonarono
l’ortodossia in favore di un’antica forma di Liberalismo teologico detta Socinianesimo,
che nega il peccato originale e la deità di Cristo. Shindler raccontava come
centinaia di chiese abbandonarono la sana dottrina per abbracciare lo
Scetticismo razionalista, l’Unitarianismo ed altri “dogmi” Liberali. Di solito,
questo slittamento iniziava in modo lento, quasi impercettibile. Secondo lui,
spesso le denominazioni “caddero nel declino” nel momento in cui, abbandonando
il Calvinismo, che enfatizza la sovranità di Dio nella salvezza, adottarono
l’Arminianesimo, che considera la volontà umana il fattore decisivo. Altri
ancora, s’infatuarono della cultura e della sapienza mondana e, di conseguenza,
persero il loro zelo per la verità.
“I Presbiteriani furono i primi a scivolare
nel declino”, scrive Shindler. Essi si incamminarono lungo i sentieri della
sapienza mondana:
… Diedero maggior rilievo
alla cultura classica e ad altre branche del sapere... Nel ministero, la
cultura accademica cominciò ad essere considerata più importante delle qualità
spirituali. Si diede maggior valore all’erudizione e all’abilità oratoria che
allo zelo evangelistico e alla capacità di dispensare rettamente la Parola di
verità e, in questo modo, fu facile prendere la direzione sbagliata.[3]
Shindler afferma inoltre:
… Come solitamente accade a
chi si trova lungo un pendio, alcuni, fra quanti sono scivolati “nel declino”, sono
andati più veloci di quanto volessero, dimostrando che è più facile discendere
che salire e che se non c’è un freno è assai difficile fermarsi. Forse, coloro
che si sono allontanati dal Calvinismo non avevano intenzione di negare la
pienezza della deità del Figlio, di rinunciare alla fede nella sua morte
sostitutiva e nella sua giustizia giustificante, di condannare la dottrina
della corruzione dell’uomo, di trascurare la necessità di un rinnovamento da
parte di Dio e la necessità, affinché gli uomini divengano nuove creature,
dell’opera di grazia dello Spirito Santo. Tuttavia, intenzionati o meno, questo
è stato il risultato.[4]
Alcuni di coloro che abbandonarono la fede,
dice Shindler, lo fecero apertamente. Molti altri, invece, dissimularono di
proposito il loro scetticismo e la loro eresia, preferendo seminare il dubbio,
continuando a far mostra di ortodossia.
… Queste persone, per la
loro ipocrisia e la loro falsità, aggravarono la loro condanna e causarono la
rovina eterna di molti dei loro seguaci (Matteo 23:15). Professavano di essere
gli ambasciatori di Cristo ed araldi del suo Vangelo glorioso, ma il loro vero
fine era quello d’ignorare le sue prerogative, negare i suoi diritti, umiliare
il suo carattere, stracciare il glorioso abito della sua salvezza e gettare la
sua corona nella polvere.[5]
Molti di coloro che rimasero fedeli alla
verità, tuttavia, furono riluttanti a combattere per la fede. La predicazione
Evangelica era spesso fredda, priva di vita ed anche chi rimase attaccato alla
sana dottrina, non si curò del dovere che aveva di tracciare delle ben definite
linee di confine con chi aveva tradito il Vangelo:
… Quelli che continuarono ad
amare la verità furono troppo spesso rilassati ed infedeli, tanto di fronte
all’ordinazione di ministri eretici quanto nel caso di predicatori occasionali.
Fu così che l’eresia Ariana e quella Sociniana s’introdussero nelle comunità
Presbiteriane di Exeter.[6]
In tal modo, nel giro di pochi decenni, il
fervore Puritano che aveva posseduto l’anima dell’Inghilterra lasciò libero il
campo ad una dottrina arida, apatica ed apostata. Le chiese cominciarono ad
ammettere nuovi membri, che spesso erano inconvertiti, con lassismo. Si
trattava di gente che, come dice Shindler, “non conosceva l’opera rinnovatrice
della grazia”, eppure affermava di essere cristiana. Costoro furono ammessi a
far parte delle chiese e giunsero perfino ad occuparne i pulpiti. «Furono tali
membri che si scelsero pastori secondo il loro cuore, uomini che
gridavano “Pace, Pace”, quando la sola via verso la pace era ignorata o
negata».[7]
Shindler concluse questo primo saggio sul
declino, con queste parole:
… Questi fatti servono da
lezione per il tempo presente, in cui è fin troppo evidente come, in certi
casi, gli uomini abbandonino l’antico per amore del moderno. Spesso, però, in
teologia, ciò che è vero non è sempre nuovo e ciò che è nuovo non è sempre
vero.[8]
In aprile, The Sword and the Trowel pubblicò
un secondo articolo, nel quale Robert Shindler proseguiva la sua retrospettiva
storica sul declino del Puritanesimo. Egli incolpò di questa decadenza i
conduttori di chiesa. Anche chi era ortodosso nella sua dottrina, infatti, non
combatteva strenuamente (Giuda 3) ma era debole nella difesa della fede,
affermava Shindler. A riprova di ciò, egli cita l’esempio di Philip Doddridge
(1702-1751), oggi noto soprattutto per essere l’autore di celebri inni
cristiani, come ad esempio “O Happy Day” e “Grace, ‘Tis a Charming Sound”.
Doddridge, secondo Shindler, “fu tanto sano quanto amabile ma, forse, non
sempre giudizioso e non abbastanza coraggioso e deciso”.[9]
Doddridge fu Rettore dell’Accademia dove si
formarono la maggior parte dei ministri nonconformisti di quell’epoca. Il
parere di Shindler era il seguente:
… L’affabilità propria del
carattere di Doddridge lo spinse a fare ciò che uomini di indole più rigida non
avrebbero fatto. Egli, a volte, si unì in modo fraterno ad uomini la cui
ortodossia non era certa, arrivando perfino a condividere il pulpito con loro.
Questo atteggiamento influenzò molti giovani ministri e bastò a sminuire agli
occhi della gente comune la crescente divergenza di opinione.[10]
In altre parole, Shindler riteneva che la
tolleranza di Doddridge nei confronti di predicatori non ortodossi, nascose
agli occhi dei suoi studenti la terribile gravità degli errori di quegli
uomini, lasciandoli esposti agli effetti mortiferi della loro eresia.
Ciononostante, precisa subito Shindler, nessuno avrebbe potuto “nemmeno
insinuare” il sospetto di eresia nei confronti di Doddridge.
A causa della tendenza alla tolleranza
inaugurata da Doddridge, l’Accademia si arrese al Socinianesimo e, nel giro di
una generazione, finì con l’estinguersi.[11]
Shindler, parafrasando le parole di Osea “Il
sacerdote sarà come il popolo” (Osea 4:9, Diodati), scrisse:
… Da un simile ministero ci
si doveva aspettare ben poco, come c’è ben poco da sperare per chi lo approva.[12]
Ammoniva le persone sui pericoli della
tolleranza, suggerendo che è meglio eccedere sul versante della cautela:
… In troppi casi la
sfrontatezza dello Scetticismo sembra aver preso il posto dello zelo
evangelistico. La pula delle speculazioni teologiche è preferita al salutare
pane della verità evangelica. Alcuni sembrano preoccuparsi non di quanto
saldamente e fedelmente riescano a camminare nella verità, bensì di quanto
riescano ad allontanarsene! Per loro la verità divina è come un leone o una
tigre, dai quali bisogna tenersi bene alla larga! Il nostro consiglio è: non
avvicinatevi troppo al precipizio, perché potreste scivolare e cadere giù.
Rimanete dove il terreno è solido, non avventuratevi sulle sabbie mobili.[13]
Shindler forniva esempi specifici di come la
tolleranza avesse condotto alla rovina, facendo notare che “il girino
dell’Evoluzionismo nacque fra i banchi della vecchia Cappella di High Street a
Shrewsbury, dove Charles Darwin fu iniziato allo Scetticismo da un pastore
sedotto dal Socinianesimo!” Anche la chiesa di cui era stato pastore Matthew
Henry, autore del famoso Commentario, “insegnò per anni il Socinianesimo a
tutto tondo”.[14]
Anche tra i Battisti, faceva notare Shindler,
molte chiese finirono nella voragine del declino. Ne nomina diverse nella
contea del Kent che avevano abbracciato il Socinianesimo: Dover, Deal, Wingham
e Yalding. Tuttavia, aggiungeva che vi furono alcune notevoli eccezioni alla
regola. Le chiese che furono disposte a combattere per la fede difendendo le
dottrine della grazia e della sovranità di Dio, non condivisero il medesimo
destino delle altre. Piuttosto furono dei felici esempi di progresso in
un’epoca di declino generalizzato.
Come poterono smarrirsi così tante chiese
che, un tempo, erano state biblicamente fondate? E perché un tale fenomeno
continua a ripetersi nella storia? Shindler pose queste domande:
… A monte di ogni percorso
sbagliato c’è sempre un primo passo falso. Se potessimo risalire a quel passo
falso, potremmo anche evitarlo ed evitare le sue conseguenze. Dov’è, dunque, il
punto di contrasto con la “via maestra del Re verso la salvezza”? Qual è il
primo passo sbagliato? Consiste forse nel dubitare di questa dottrina, o nel
mettere in discussione quella opinione, o nell’essere scettici verso gli altri
articoli di un credo ortodosso? Crediamo di no. Questi dubbi e questo
scetticismo non sono che il risultato di qualcosa di ancora precedente.[15]
Cos’era questo “qualcosa”? Qual era il
denominatore comune fra tutti coloro che presero a scivolare lungo il declino?
… Il primo passo
falso è la mancanza di una fede adeguata nella divina ispirazione delle sacre
Scritture. Quando una persona si sottomette all’autorità della Parola di Dio,
non nutrirà alcun pensiero contrario al suo insegnamento. “Alla legge! Alla
testimonianza!” (Isaia 8:20), è la sua preghiera riguardo ad ogni dottrina.
Crede che quel santo Libro dica il vero in merito ad ogni cosa e, per questo,
aborrisce ogni falso sentiero. Ma se qualcuno mette in discussione o nutre
scarsa considerazione per l’ispirazione e l’autorità della Bibbia, subito si
ritrova senza una guida sicura, privo dell’ancora che gli impedisce
d’infrangersi contro gli scogli dell’incredulità.
Considerando con attenzione
la storia e gli eventi che l’hanno caratterizzata, come abbiamo fatto, una
verità emerge chiaramente: laddove i ministri e le chiese si sono mantenuti saldamente
attaccati alla verità secondo cui le sacre Scritture sono state date da Dio
quale autorevole ed infallibile regola di fede e di condotta, non si è mai
avuto uno sviamento grave. Al contrario, quando la ragione è stata
esaltata al di sopra della rivelazione divenendo canone di verità, ne è
derivato ogni genere di errore e di catastrofe.[16]
Shindler scorgeva una correlazione fra la
dottrina calvinista e un’alta considerazione della Scrittura evidenziando come,
la stragrande maggioranza di coloro che rimasero fedeli all’autorità della
Bibbia, fossero “più o meno Calvinisti nella dottrina”[17]. Nelle “note” a questo articolo, Spurgeon
aggiunse:
… Noi diamo maggiore rilievo
alle verità evangeliche fondamentali che non al Calvinismo in quanto sistema, ma
crediamo che il Calvinismo abbia in sé una forza di conservazione che aiuta a
mantenere gli uomini attaccati alla verità vitale.[18]
Sia per Spurgeon che per Shindler, l’evidente
implicazione era che un’alta considerazione della Scrittura andava “a braccetto”
con un’alta considerazione della sovranità di Dio. Inoltre, faceva notare
Shindler, le chiese che si mantennero saldamente attaccate alla sana dottrina,
rimasero in salute e fiorirono, mentre quelle che abbracciarono il
Socinianesimo iniziarono inevitabilmente a deperire e a morire. Shindler citava
Job Orton, un uomo che aveva egli stesso tendenze sociniane, ma che, nonostante
questo, scrisse un ammonimento per scoraggiare i pastori dall’avere comunione
con chi sosteneva la teologia Liberale:
… È da lungo tempo che ho
notato e ogni anno me ne convinco sempre di più (afferma Orton) che quando i
ministri intrattengono il loro gregge con ciò che è vivace e lezioso, si
limitano a pronunciare discorsi piatti, insistono sui doveri morali senza
rinforzarli con calore e con affetto sulla base dei princìpi evangelici. Allo
stesso tempo, trascurano le verità fondamentali del Vangelo e mai, o quasi,
mostrano la grazia di Dio e l’amore di Cristo all’opera per la nostra
redenzione. Cessano di proclamare la necessità della rigenerazione e della
santificazione mediante una costante dipendenza dal Santo Spirito di Dio per
ricevere aiuto e forza nella vita cristiana. Le loro comunità versano in uno
stato miserabile e si riducono al nulla, come sta accadendo a molte chiese da
queste parti. Nelle loro sale di riunione non ci sono che poche decine di
persone, mentre fino ad una cinquantina d’anni fa se ne potevano contare a
centinaia... Su queste chiese si è abbattuto un torpore mortale! Corrono
secondo “l’andazzo di questo mondo”, vanno dietro ad ogni capriccio della moda
e la pietà familiare e personale sembra essere venuta meno fra costoro. È
difficile trovare una qualche traccia di vita e di zelo.[19]
Shindler aggiungeva:
… Sembrerebbe che Orton,
avendo sperimentato in prima persona la follia del “declino”, si sia
preoccupato di rendere la propria testimonianza per dissuadere altri dal
seguire la sua stessa via.[20]
Infine, concludeva il suo scritto richiamando
l’attenzione sulla centralità e sulla sufficienza della Scrittura:
… Lasciamo da parte gli
uomini e le loro opinioni: la Parola di Dio rimane fedele in eterno. Quella
Parola che, per tutti, garantisce di essere il messaggero di Dio e di
annunziare la Parola del Signore alle genti, afferma: «Colui che ha udito la
mia Parola, riferisca la mia Parola fedelmente. Che ha da fare la paglia con il
frumento? dice il Signore» (Geremia 23:28).
Che il Signore aiuti tutti
noi a rimanere “saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore,
sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore.[21]
Questo è il modo in cui si concludevano
questi due articoli.
Shindler ne scrisse un terzo, pubblicato sul
numero di giugno di The Sword and the Trowel. L’articolo di giugno
proponeva l’analisi di un processo per eresia, svoltosi in America, che
coinvolgeva alcuni docenti del Seminario Teologico di Andover, New York.
Andover era stato fondato meno di un secolo prima in risposta al Socinianesimo,
ormai diffuso ad Harvard. I fondatori di Andover, scriveva Shindler, “erano dei
Calvinisti autentici, della stessa tempra di Cotton Mather e l’Istituto fu
fondato allo scopo d’istruire altri uomini in quella stessa fede”[22]. Shindler accusava i cinque gentiluomini che
occupavano le cattedre in quel tempo, di essersi “seriamente allontanati dalla fede
dei loro fondatori”. Si erano serviti dell’inganno, affermava Shindler. Dopo
aver sottoscritto la posizione dottrinale di quella scuola, adesso la
sconfessavano con il loro insegnamento, che da alcuni era stato definito
“ortodossia progressiva”. Shindler aveva una sua opinione in proposito: «Questa
progressione è talmente veloce che l’ortodossia è stata definitivamente
persa di vista»[23]. Egli proseguiva descrivendo le eresie
concepite da quegli uomini che, sebbene fossero considerate sottili differenze alla
fine del XIX secolo, tuttavia rappresentavano delle gravi deviazioni dalla
fede.
Shindler considerava il deplorevole episodio
di Andover una testimonianza lampante dei pericoli del declino e non esitò a
sottolineare come, prendendo ad esempio i Battisti americani, anche quelli
inglesi avessero cominciato a camminare sul medesimo sentiero moderno.
Di lì a tre mesi, lo stesso Charles Haddon
Spurgeon avrebbe scritto a proposito del “declino”. La controversia era solo al
principio.
In agosto, su The Sword and the Trowel, fu
pubblicato un articolo di Spurgeon intitolato Another Word Concerning the
Down-Grade (Un’altra parola sul declino). Il tono di questo articolo era
più concitato di quello di Shindler. Gli articoli precedenti avevano,
evidentemente, suscitato due reazioni fondamentali: fastidio da parte di
chi riteneva l’analisi di Shindler troppo pessimistica e accordo sincero
da parte di chi condivideva quella preoccupazione nei confronti delle tendenze
delle chiese Evangeliche in Inghilterra.
I sostenitori dell’allarme lanciato da
Shindler risposero fornendo ulteriori prove di apostasia e di compromesso
all’interno di chiese che, un tempo, furono fedeli. Spurgeon lesse queste
risposte e il suo sconforto crebbe. Uno raccontava che “due ministri lo avevano
deriso perché egli credeva che fosse lecito pregare affinché piovesse”. Una
donna gli disse che “una preziosa promessa di Isaia che l’aveva molto
confortata era stata disprezzata dal suo pastore perché la considerava non
ispirata”[24]. La redazione di The Sword and the Trowel
fu inondata da molte altre testimonianze simili.
Fin dal primo paragrafo il tono di Spurgeon
si rivelò più agguerrito e intenso di quello adottato da Shindler nei due
articoli precedenti. Nelle settimane successive alla pubblicazione dei due
articoli, Spurgeon cominciò a credere che la rivista avesse sottovalutato la
reale gravità del “declino”:
… La nostra solenne
convinzione è che la condizione di alcune chiese sia perfino peggiore di quanto
appaia e che esse stiano rapidamente scivolando verso il basso. Provate a
leggere certe dichiarazioni ufficiali e chiedetevi: «Potrebbero forse spingersi
oltre? C’è qualche dottrina che non sia stata ancora ripudiata? Quale verità
non è stata ancora fatta oggetto di disprezzo?». È stata inaugurata una nuova
religione che ha a che fare con il vero cristianesimo tanto quanto le lucciole
con le lanterne! Tale religione, priva di ogni onestà morale, si presenta come
il perfezionamento della vecchia fede e, su questa base, usurpa i pulpiti che
furono eretti affinché il Vangelo fosse predicato.[25]
Questa variante di cristianesimo “riveduto e
corretto” stava rimpiazzando la predicazione del Vangelo con i divertimenti.
Spurgeon accusò molti di aver trasformato le chiese in “sale da gioco”,
lasciando che i valori e le tecniche del mondo e dello spettacolo
s’impadronissero del santuario del Signore.
Fece notare anche come molte chiese avessero
smesso di avere riunioni di preghiera. Il fervore spirituale si stava
affievolendo, le congregazioni continuavano a perdere membri e l’entusiasmo per
il Vangelo andava rapidamente estinguendosi.
… Ahimè! molti stanno
tornando a bere dagli stessi calici che drogarono la decadente generazione che
seguì il Puritanesimo... Troppi ministri stanno scherzando con il cobra
micidiale chiamato “pensiero moderno” che è “un altro vangelo”.[26]
Su chi bisognava far ricadere la maggiore
responsabilità del declino? Spurgeon era convinto che la colpa fosse dei
predicatori:
… La situazione è
deplorevole. Alcuni ministri sono infedeli, diffondono il dubbio e pugnalano la
fede. Sono dieci volte più pericolosi di un ateo dichiarato... La Germania è
stata trascinata verso la miscredenza proprio dai suoi predicatori e
l’Inghilterra sta seguendo il suo stesso esempio.[27]
Spurgeon non fece mistero del disprezzo che
nutriva nei confronti dei Modernisti:
… Questi distruttori delle
nostre chiese sembrano compiacersi del loro operato, proprio come le scimmie si
compiacciono dei loro dispetti! Essi si rallegrano per ciò che i loro padri
avrebbero aborrito. Considerano un onore che il povero e il semplice si sentano
esclusi dal loro ministero e ritengono che affliggere le anime pie sia
dimostrazione della loro potenza.[28]
Per coloro che si sarebbero potuti risentire
di una tale franchezza, Spurgeon scrisse:
… Parlar chiaro, in questo
momento, farebbe un mondo di bene. Questi signori desidererebbero essere
lasciati soli. Vorrebbero che non si facesse alcun clamore. Certo, i ladri
detestano i cani da guardia ed amano l’oscurità! È ora che qualcuno faccia un
po’ di baccano ed attiri l’attenzione sul modo in cui si sta derubando Dio
della sua gloria e l’uomo della sua speranza.[29]
Spurgeon, alla fine dell’articolo, sparò un
colpo che, per la prima volta, mise davvero in luce il problema che sarebbe
divenuto l’argomento centrale di tutta la successiva controversia:
… C’è da chiedersi
seriamente fino a che punto coloro che si conformano alla fede tramandata ai
santi debbano avere comunione con quelli che, invece, si sono allontanati dalla
verità e hanno abbracciato un altro vangelo. L’amore cristiano implica
determinati doveri e le divisioni devono essere evitate come mali deplorevoli,
ma come potremo giustificare il nostro connubio con chi si è allontanato dalla
verità? È difficile rispondere a questa domanda mantenendo un giusto equilibrio
di fronte ai doveri dell’amore cristiano. In questo momento, è dovere dei
credenti essere cauti, per timore che possano offrire il loro aiuto e il loro
appoggio ai traditori del Maestro. Una cosa è varcare tutti i limiti delle
restrizioni confessionali per amore della verità e ci auguriamo che tutti i
veri credenti lo facciano con forza sempre maggiore, ben altra cosa è, invece,
quella concezione secondo cui dovremmo subordinare la difesa della verità alla
prosperità e all’unità delle diverse denominazioni! Ci sono delle persone
semplici che simpatizzano con l’errore perché a divulgarlo è un individuo
intelligente che sembra un caro fratello con tanti pregi. Lasciate che ognuno
giudichi da sé. Per quanto ci riguarda, noi abbiamo assicurato la nostra porta
con dei nuovi catenacci ed abbiamo ordinato di serrarla per bene, poiché c’è
gente che fingendo di voler stringere amicizia con il servo mira a derubare il
Padrone.[30]
Spurgeon stava suggerendo che i veri credenti
avevano dei validi motivi per tagliare i ponti organizzativi con chi andava
diffondendo la nuova teologia. Secondo la sua valutazione, la verità della
Parola era stata così gravemente compromessa, che i veri cristiani avrebbero
fatto bene a considerare quel comandamento troppo trascurato: «Uscite di mezzo
a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’impuro» (II
Corinzi 6:17). Certamente non voleva dar vita ad una nuova denominazione.
L’atteggiamento di Spurgeon dimostrava chiaramente la sua diffidenza verso ogni
tipo di organizzazione:
… Temo che non ci sia
speranza di mettere in piedi una società che tenga gli uomini abbastanza
lontani dalla tendenza a professare una cosa credendone un’altra. Si potrebbe
comunque stringere un’alleanza informale fra tutti coloro che sono
rimasti fedeli al vero cristianesimo biblico. Nel loro piccolo, potrebbero
almeno protestare e, per quanto possibile, separarsi da quella complicità che finirebbe
per essere una congiura del silenzio. Se per un po’ gli Evangelici sono
destinati a cadere verso il basso, lasciate che muoiano combattendo e nella
certezza che il loro Vangelo risorgerà, quando le invenzioni del “pensiero
moderno” saranno arse con fuoco inestinguibile.[31]
L’articolo scosse il mondo Evangelico.
Spurgeon, che per decenni era stato stimato quasi universalmente dagli
Evangelici, fu improvvisamente assediato da critiche violente provenienti
dall’interno. Ciò che proponeva era diametralmente opposto al consenso del
pensiero Evangelico. La tendenza generale, infatti, si muoveva verso
l’unificazione, l’armonia, l’inclusione e la fratellanza universale.
Improvvisamente una voce isolata, ma pur sempre la più influente delle voci, si
levò ad esortare i veri credenti ad assumere un atteggiamento separatista.
La chiesa non era né pronta né disposta ad accogliere un consiglio del genere,
nonostante provenisse dal “principe dei predicatori”!
Nonostante l’invito, da parte di alcuni fratelli, ad
addolcire il tono delle sue parole e ad attenuare la sua protesta, Spurgeon ne
accrebbe ulteriormente l’intensità nel numero di settembre di The Sword and
the Trowel. La reazione dei lettori agli articoli precedenti, a suo avviso,
legittimava la sua presa di posizione. Erano piovute lettere che corroboravano
le sue affermazioni più gravi, tanto che, adesso, si chiedeva se il suo allarme
non fosse stato troppo debole e tardivo:
… Al limite delle nostre
forze, abbiamo fatto risuonare in Sion l’allarme sui mali del tempo presente ed
abbiamo ricevuto abbondanti prove che non si è trattato affatto di un’azione
prematura. Lettere provenienti da ogni luogo, testimoniano di come la chiesa,
oggi, versi in una condizione perfino peggiore di quanto avessimo potuto
immaginare. A quanto pare, la nostra non è stata un’esagerazione ma, anzi,
avremmo dovuto dipingere un quadro ancor più desolante. Questo è per noi motivo
di grande dolore. Se fossimo stati convinti di aver fatto delle affermazioni
false, avremmo ritrattato, ammettendo con sincerità il nostro errore e saremmo
stati ben lieti se le nostre paure si fossero rivelate infondate. Non ci
divertiamo di certo a lanciare delle accuse e non ci fa piacere che in così
tanti ci considerino loro nemici.[32]
Anziché rispondere alle accuse di Spurgeon, i
critici si limitarono a definirle vaghe, nonostante sia quelle di Shindler che
quelle di Spurgeon fossero tutt’altro che generiche. Spurgeon, in quel periodo,
soffriva di ricorrenti disturbi renali che lo avevano anche costretto a stare
lontano dal pulpito per un certo periodo di tempo. Qualcuno insinuò che gli
articoli sul declino non fossero altro che i vaneggiamenti di un malato, ormai
senza speranza. Chiaramente, Spurgeon fu personalmente ferito da simili affermazioni:
… I nostri oppositori hanno
preso a fare delle maligne insinuazioni in merito alla mia malattia. Tutte le
mie solenni dichiarazioni, secondo loro, sarebbero state scritte in preda al
dolore e mi hanno consigliato, quindi, di prendermi un lungo periodo si riposo.
Fingendo compassione per mascherare l’insolenza, costoro vorrebbero svilire la
verità additando l’imperfezione del suo testimone. Ecco cosa ho da dire a
proposito di queste sciocchezze: in primo luogo, quando ho scritto
quell’articolo ero in perfetta salute e fu dato alle stampe ancor prima che si
manifestasse qualsiasi segno premonitore della malattia. In secondo luogo, se è
con dei cristiani che stiamo discutendo, allora dovremo essere certi che, per
quanto scarsi possano essere i loro argomenti, essi non prenderanno mai di mira
le persone.[33]
Nonostante Spurgeon, come anche Shindler,
avesse posto la massima cura per non colpire singoli individui, i suoi
oppositori lo attaccarono proprio sul piano personale. Inoltre, gli avversari
ignorarono completamente la sostanza delle sue critiche: «Non c’è stato nessuno
che abbia confutato le nostre dichiarazioni», scrisse Spurgeon.[34] Nessuna delle sue accuse fu contraddetta
perché, in realtà, nessuno avrebbe potuto farlo. Anche se pochi erano disposti
ad ammetterlo, la chiesa Evangelica in Inghilterra era davvero in declino.
Servendosi della fervida immaginazione
caratteristica della sua predicazione, Spurgeon scrisse:
… Stanno rubando in casa
nostra, stanno buttando giù finanche le mura, ma alla brava gente che se ne sta
al calduccio nel letto piace troppo quel tepore e, inoltre, ha troppa paura di
rompersi la testa per scendere al piano inferiore ed affrontare gli
scassinatori! Non tollera nemmeno che un loro vicino di casa “troppo rumoroso”
possa mettersi a fare baccano e gridare: «Al ladro!».[35]
Spurgeon stava iniziando a considerare più
seriamente la possibilità di interrompere la comunione con coloro che, secondo
lui, si stavano opponendo al Vangelo e ne parlava sempre più apertamente. Per
vari decenni era stato il membro più notevole ed influente della denominazione
conosciuta con il nome di Unione Battista. Tuttavia, adesso sembrava che
considerasse il dissociarsi dall’Unione come una questione di coscienza.
… Le divergenze si stanno facendo
ogni giorno più evidenti. Un abisso si sta spalancando fra chi crede alla
Bibbia e chi, invece, è pronto ad andare oltre la Scrittura. Ispirazione e
speculazione non possono coesistere in pace! Non possiamo dire tutto e il
contrario di tutto! Non può esserci alcun compromesso! Non possiamo rimanere
fedeli all’ispirazione della Parola e, allo stesso tempo, rigettarla. Non
possiamo credere nell’espiazione di Cristo e, allo stesso tempo, negarla. Non
possiamo sostenere la dottrina del peccato originale e, allo stesso tempo,
parlare di un’evoluzione dello spirito dell’uomo dalla sua natura animale. Non
possiamo ammettere la punizione per chi non si ravvede e, allo stesso tempo,
confidare in una “speranza più ampia”. Dobbiamo decidere quale delle due strade
prendere! La risoluzione è la virtù di cui c’è più bisogno in questo momento!
Quando poi avremo deciso quale strada prendere, non potremo certo continuare a
contare sulla compagnia di chi si avvierà nella direzione opposta.[36]
Sembra che la speranza di Spurgeon fosse che
i leader Evangelici dell’Unione Battista si sarebbero schierati dalla sua parte
accettando di cominciare una riforma. L’Unione non aveva mai richiesto ai suoi
membri l’adesione ad una confessione di fede di nessun genere. Fin dall’inizio,
si era dato per scontato che i membri dell’Unione, chi più chi meno, fossero
tutti Evangelici. L’unica convinzione dottrinale richiesta per entrare a far
parte dell’Unione era, quindi, quella riguardante il modo di amministrare il
battesimo. Spurgeon credeva che questo non fosse sufficiente per difendersi
dall’erosione della verità e, per questo, chiese all’Unione Battista di dar
vita ad una nuova struttura, che potesse garantire l’integrità dottrinale fra i
suoi membri.
Di fronte alla possibilità, da una parte, di
perdere Spurgeon e, dall’altra, di causare delle divisioni all’interno
dell’Unione, i leader iniziarono a ricercare un compromesso.
Ma Spurgeon rifiutava il compromesso:
… Lasciate che, chi lo
vuole, percorra la via stretta e soffra per la sua scelta, ma sperare di
seguire, allo stesso tempo, anche la via larga è un’assurdità. Quale comunione
c’è tra Cristo e Beliar?
Fin qui arriviamo e qui ci
fermiamo. Lasciate che noi, che siamo di un solo cuore e di una sola mente, ci
rivolgiamo al Signore per sapere cosa deve fare Israele. Con fede irremovibile,
lasciateci prendere le nostre decisioni! Non con ira, né con spirito di
sospetto o di divisione, ma con vigilanza e fermezza. Permetteteci di non
simulare una comunione fraterna che non sentiamo e di non reprimere le
convinzioni che ardono nel nostro cuore! Viviamo in tempi difficili e la
responsabilità è un fardello che ogni singolo credente deve prendere su di sé,
oppure dimostrarsi un traditore. Il Signore mostrerà a ciascuno, con chiarezza,
quale debba essere il suo posto ed il suo futuro.[37]
Così Spurgeon concludeva il suo articolo.
Aveva gettato il guanto. La sua mente ed il suo cuore erano fermi. Non sarebbe
stato smosso.
Nel numero di ottobre di The Sword and the Trowel
fu pubblicato il terzo articolo di Spurgeon. Era intitolato The Case Proved
(La prova) ed era composto, principalmente, da estratti di lettere e recensioni
che Spurgeon aveva ricevuto in seguito agli articoli precedenti. Questi
estratti appartenevano a due categorie di persone diverse. La prima comprendeva
quei lettori che, vedendo il montare della controversia, desideravano calmare
la tempesta. Spurgeon parlò di loro come di “amici stimati” che volevano
“intromettersi fra i combattenti e dichiarare che non c’era alcun motivo per
farsi guerra, ma che il nostro motto poteva continuare ad essere Pace, pace”[38]. Spurgeon accusò queste
persone di essere “così sommamente ottimiste da vedere la vita attraverso
occhiali dalle lenti rosa”[39].
La seconda categoria di estratti comprendeva
le risposte di gente che confermava il giudizio di Spurgeon in merito al triste
stato di cose. Molti raccontavano degli esempi specifici di compromesso e di
falsa dottrina verificatisi fra quanti si definivano Evangelici. Ancora una
volta, Spurgeon si domandò: «I fratelli che rimangono ortodossi sono disposti a
sottoscrivere simili opinioni rimanendo uniti a coloro che le promuovono e le
insegnano?»[40] Convinto che l’Unione Battista avrebbe
affrontato questi problemi in occasione dell’incontro autunnale a Sheffield,
Spurgeon chiarì la sua posizione per l’ultima volta:
… Lasciamo che a decidere
quale risoluzione prendere siano quelli che, tra noi, meglio sanno cosa
dovrebbe fare Israele. Per quanto ci riguarda, una cosa è chiara: non pensate
che rimarremo in un’Unione della quale fanno parte anche coloro i cui
insegnamenti, riguardo ai princìpi fondamentali del cristianesimo, sono
l’esatto contrario di ciò che noi amiamo... Ci sembra che, su molte cose, il
compromesso sia possibile, ma ce ne sono delle altre sulle quali simulare
concordia sarebbe un tradimento. È con profondo rammarico che ci rifiutiamo di
riunirci con chi amiamo caramente e rispettiamo di cuore, poiché questo
significherebbe stare insieme a coloro con i quali non possiamo avere comunione
nel Signore.[41]
A Sheffield, tuttavia, il problema non fu mai
affrontato.
Il 28 ottobre del 1887, Spurgeon scrisse a Samuel
Harris Booth, segretario generale dell’Unione Battista:
Gentile amico, mi pregio comunicarvi,
quale segretario dell’Unione Battista, che devo dissociarmi dall’Unione. È con
il massimo rincrescimento che lo faccio, ma non ho altra scelta. Le ragioni di
questa mia decisione le ho esposte nel numero di novembre di The Sword and
the Trowel e spero che vogliate perdonarmi se non le ripeto anche qui. Vi
prego di non mandare nessuno nel tentativo di convincermi a riconsiderare la
faccenda. Temo di averla considerata già abbastanza. In verità, ogni ora che
passa, la mia convinzione di non aver preso affatto una decisone avventata si
fa più forte.
Desidero anche aggiungere
che nessun risentimento personale, né malizia hanno avuto la benché minima
influenza su di me. Ho, anzi, ricevuto un onore maggiore di quanto avrei
sperato. È soltanto sulla base dei più elevati motivi che compio questo passo e
voi sapete che ho rimandato a lungo questo momento, perché speravo in una
soluzione migliore.
Vostro con affetto,
C. H. Spurgeon[42]
Evidentemente, quando Spurgeon stese queste
righe, aveva già scritto l’articolo che menzionava. Era intitolato A
Fragment upon the Down-Grade Controversy (Un frammento della Controversia
sul declino). Iniziava con queste parole: «Ormai molti dei nostri lettori
saranno stanchi della Controversia sul declino, ma non possono esserlo neanche
un decimo di quanto io lo sia!»[43] Quando Spurgeon decise di ritirarsi
dall’Unione, la controversia lo aveva esaurito mentalmente ed emotivamente.
Tuttavia sentiva di non avere altra scelta. Tagliare i ponti con i nemici del Vangelo,
per lui, non era affatto una possibilità tra molte: «La comunione con un
errore noto e fatale è partecipazione al peccato»[44].
La forza delle sue parole ci lasciano
intravedere uno scorcio dei sentimenti di Spurgeon:
… Sarò molto chiaro: non
riesco a definire simili cose come delle “Unioni” cristiane. Cominciano a
sembrarmi piuttosto delle “confederazioni nel male” e temo che sia proprio così
che appaiano agli occhi di Dio! Questa triste verità si agita nel profondo del
mio cuore e non posso metterla a tacere.[45]
Spurgeon non poteva spiegarsi come dei veri
cristiani avrebbero dovuto essere concordi con chi dubitava dell’autorità e
della sufficienza della Scrittura.
… Se queste persone credono
in queste cose, lasciate che le insegnino, che edifichino chiese, unioni e
alleanze per conto loro! Ma per quale motivo dovrebbero venire fra di noi?[46]
Durante il mese passato
molti ci hanno chiesto con ansia: «Che faremo?». Per costoro non ho
avuto altra risposta che questa: «Ognuno, dopo aver ricercato la volontà del
Signore, deve decidere per conto suo. Per quanto mi riguarda, ho reso note le
mie decisioni sul numero del mese scorso. Mi ritiro immediatamente e
decisamente dall’Unione Battista».[47]
Questo annuncio dovette colpire profondamente
molti lettori. Pochi avevano creduto che Spurgeon avrebbe messo in pratica le
sue minacce. La pace e l’unità erano considerate quasi universalmente come le
più elevate fra le virtù cristiane. Era impensabile che Charles Haddon
Spurgeon, il più noto ed influente Evangelico inglese dei suoi tempi,
diventasse uno scismatico! Tuttavia, fu questa l’impressione popolare sulle
decisioni.
Spurgeon, tuttavia, non si ritirò dalla comunione in
modo capriccioso o avventato. Il 23 novembre scrisse dalla Francia meridionale
per spiegare il suo gesto ad un pastore suo amico, Mr. Mackey:
… Sono stato costretto a
ritirarmi dall’Unione, dal momento che né le rimostranze private con i
responsabili, né i ripetuti appelli pubblici, hanno ottenuto alcun effetto. Cominciai
a non vedere altra alternativa degna di una persona seria, se non quella di
ritirarmi.[48]
La
lettera, inviata privatamente a Mackey, fu fatta circolare fra i cento membri
del Consiglio Generale dell’Unione Battista. Ottanta di questi, il 13 dicembre,
si riunirono per discutere le accuse avanzate da Spurgeon. La maggior parte di
loro si sentì oltraggiata dalle parole di Spurgeon e dal suo successivo ritiro
dalla loro denominazione. Lo accusarono di basarsi su informazioni imprecise e
negarono decisamente di aver mai ricevuto da parte di Spurgeon “rimostranze
private” o espressioni di preoccupazione relative alla condizione dottrinale
dell’Unione.
In
particolare, il segretario generale Booth, aveva maggiori notizie. Booth e
Spurgeon avevano avuto molti colloqui privati e si erano scambiati molte
lettere, in cui parlavano del deplorevole stato in cui versava l’Unione. Booth
stesso aveva esortato Spurgeon a parlare contro il Modernismo ormai
predominante all’interno dell’Unione. Evidentemente, Booth aveva anche fornito
a Spurgeon dei dettagli a proposito del diffuso compromesso e i nomi di coloro
della cui ortodossia aveva ragione di dubitare.[49] Tuttavia Booth aveva preteso che Spurgeon
non palesasse tale carteggio. «Le lettere che le ho inviato non erano
ufficiali, ma confidenziali», scrisse Booth quando credette che Spurgeon stesse
per “cantare” contro di lui «… per una questione d’onore, non può divulgarle»[50].
Gli
atti del Consiglio Generale testimoniano che Booth mentì in merito alla natura
delle sue conversazioni con Spurgeon. Egli dichiarò:
… Vi ripeto che nessuna
delle conversazioni che posso aver avuto con il Sig. Spurgeon era tale da dare
adito ad accuse contro dei fratelli e, quindi, non c’è motivo per cui debba
sottoporle a questa assemblea. Non ho mai pensato che il Sig. Spurgeon
intendesse divulgare in questa sede gli argomenti emersi nelle nostre
conversazioni, né, tantomeno, esprimerli sotto forma di accuse.[51]
Anche se questa è parte della verità,
non è certo tutta la verità! In effetti, era stato Booth a manifestare
per primo le sue preoccupazioni a Spurgeon e le loro discussioni erano state
molto più che delle conversazioni occasionali. Booth, più di chiunque altro,
conosceva e, secondo Spurgeon, condivideva, la sua profonda preoccupazione a
proposito dello stato dell’Unione.
Tuttavia, anche quando il Consiglio Generale
dell’Unione Battista, ivi compreso lo stesso Booth, accusò Spurgeon di aver
offerto una rappresentazione distorta della verità, egli tenne fede alla
promessa di mantenere confidenziale la loro corrispondenza. «Spurgeon avrebbe
potuto provare sommariamente la portata della sua precedente consultazione con
i responsabili dell’Unione, divulgando la corrispondenza con Booth»[52]. Invece, preferì sopportare l’ingiuria e la
falsa accusa, anche quando lo stesso Booth passò dalla parte degli accusatori.
«È incredibile che il Dott. Booth affermi che
io non gli abbia mai presentato alcuna rimostranza», scrisse Spurgeon a sua
moglie. «Dio sa come sono andate veramente le cose e certamente mi renderà
giustizia»[53]. Tuttavia, come ha fatto notare un biografo,
a Spurgeon “non fu mai resa giustizia. In molti ambienti rimane ancora
l’impressione che egli abbia sollevato accuse che non potevano essere
dimostrate e che, per questo, quando fu chiamato ufficialmente a produrre le
sue prove, si dimise e fuggì via. Niente è più lontano dalla verità. Spurgeon
avrebbe potuto divulgare le lettere del Dott. Booth. Io credo che avrebbe
dovuto farlo”[54].
Il Consiglio Generale accusò Spurgeon di aver
violato le direttive di Cristo in Matteo 18, non avendo discusso in privato con
coloro che riteneva nell’errore. In un’altra lettera alla moglie, Spurgeon
rispose a questa accusa affermando:
… Che farsa la storia
d’incontrare privatamente questi fratelli in base a Matteo 18:15! Io infatti mi
sono incontrato privatamente con il segretario e con il presidente più di una
volta. In seguito, ho anche pubblicato le mie rimostranze e ho lasciato
l’Unione solo quando non c’è stato più niente da fare.[55]
Al presidente, il Dott. Culross, Spurgeon
scrisse:
… Ho seguito le istruzioni
del nostro Signore in merito alle rimostranze private, incontrandomi con il
presidente ed il segretario in precedenti occasioni e le ho messe per iscritto
più e più volte, senza però ottenere nulla. Non ho avuto altra scelta che
ritirarmi. Sicuramente nessuna persona assennata potrebbe pensare che avrei
dovuto fare un viaggio, per incontrare ogni singola persona in errore! Non ho
alcuna giurisdizione su di loro e andare da loro sarebbe stata considerata, a
ragione, solo un’intrusione offensiva. Il mio problema riguarda l’Unione ed
essa soltanto! Ed è sempre con l’Unione che l’ho affrontato.[56]
Sollevando la questione di Matteo 18 ed
accusando Spurgeon di non aver esposto le sue preoccupazioni in modo legittimo,
il Consiglio Generale stava chiaramente eludendo i veri problemi. Si propose di
mandare una delegazione di quattro uomini per affrontare Spurgeon, al quale fu
scritto di combinare un incontro mentre si trovava in Francia. Spurgeon declinò
la proposta, dicendo che si sarebbe incontrato con questi uomini solo al suo
rientro in Inghilterra.
Spurgeon considerò la risposta del Consiglio
Generale come un palese tentativo di far diventare lui il problema,
distogliendo l’attenzione pubblica dalla Controversia sul declino dottrinale
all’interno dell’Unione. Oltretutto, egli aveva fatto ben attenzione a non
condurre nessuno dei suoi attacchi ad un livello personale, ma ora il Consiglio
Generale si stava servendo anche di questo contro di lui, sostenendo che dal
momento che Spurgeon non aveva fatto nomi specifici e non aveva offerto
dettagli particolari, le sue accuse erano troppo vaghe per poter essere prese
in considerazione. In una lettera insolitamente difensiva, Spurgeon scrisse all’editore
dell’organo ufficiale dell’Unione:
All’Editore
di The Baptist,
Egregio Signore,
Non occuperei le colonne del
vostro giornale con una questione privata, se questo non avesse un’importanza tale
da renderlo necessario. Nella mia lettera al Sig. Mackey ho scritto: «Sono
stato costretto a ritirarmi dall’Unione, dal momento che né le rimostranze
private con i responsabili, né i ripetuti appelli pubblici, hanno ottenuto
alcun effetto». Questo non è né falso né impreciso. In seguito ad un
increscioso episodio verificatosi a Leicester[57] mi sono
lamentato seriamente con il segretario, con il presidente, allora il Sig. Chown
e con altri membri del Consiglio Generale. All’Orfanotrofio, dove venne gentilmente
a trovarmi, il Sig. Chown mi pregò in modo commovente di considerare
quell’episodio come un fatto isolato sperando, al tempo stesso, che mi fossi
sbagliato. Non insistei oltre con questa faccenda e, forse, questa è una mia
colpa.
Fin da allora, ho parlato
ripetutamente della cosa con il segretario, il Sig. Booth, come egli certamente
sarà pronto ad ammettere. Penso che sia stato lui stesso, o il Sig. Baynes, ad
invitarmi ogni anno a predicare per l’Unione, o in occasione di altre riunioni
particolari a favore dell’opera missionaria. In ogni occasione, l’uno o
l’altro, hanno sempre ascoltato le mie rimostranze, temo, fino alla noia. Mi
permetto di aggiungere che non confondo la Missione con l’Unione, ma questi
ottimi segretari, solitamente, mi invitavano mettendosi d’accordo per la stessa
serie di riunioni e, quindi, ho ritenuto che quello che dicevo ad uno fosse
stato detto ad entrambi. Il fatto che pur predicando in tali occasioni non
partecipassi ai lavori dell’Unione, era determinato dalla mia preoccupazione di
non poter evitare una qualche forma di compromesso. Questo gesto,
indubbiamente, dice molto più di tante parole. Ho tenuto una notevole
corrispondenza con il Sig. Williams ed il Dott. Maclaren che, da parte loro, fu
davvero cortese.
Il Sig. Williams dice che le
mie lettere erano indicate come “private” e questo è proprio ciò che dissi al
Sig. Mackey. Il Sig. Booth non considerò le mie conversazioni con lui come
ufficiali, né io ho mai sostenuto che lo abbia fatto. Le mie rimostranze,
tuttavia, erano un tentativo da parte mia di trovare una forma di compromesso
con me stesso, collaborando all’opera dell’Unione, ma non alle sessioni
dedicate alle discussioni ed alle deliberazioni, nella speranza che ciò si
rivelasse una via di mezzo percorribile. Non provo nemmeno a dire con esattezza
quanti membri del Consiglio Generale conoscessero i miei punti di vista ed i
miei sentimenti per averli ascoltati direttamente da me, ma mi posso permettere
di affermare che è un numero più che sufficiente da giustificare la mia
dichiarazione al Sig. Mackey.
Vi prego di notare come solo
la prima parte della mia dichiarazione sia stata presa in esame e come le sia
stato dato un peso maggiore di quanto non fosse mia intenzione, tralasciando il
resto delle mie parole “… né i ripetuti appelli pubblici…”. Le mie lettere sul
“declino” non parlano esclusivamente della denominazione Battista, che ho
sempre considerato assai meno contaminata delle altre. Eppure ciò che ho
scritto ha suscitato una tale reazione dell’Unione che è stato ristampato e
sottoposto all’attenzione dell’intera denominazione. L’organo ufficiale
dell’Unione ha definito la faccenda come un “fastidioso intralcio”, rivelando
anche che alcuni pastori in cammino per Sheffield la valutarono come un “grande
scherzo”. Durante gli incontri a Sheffield, la questione non fu toccata, tranne
che per assalirmi pubblicamente in una circostanza in cui non c’era alcuna
possibilità di replica. Di altre spiacevoli espressioni usate da certuni non
scriverò. Tutto quanto l’accaduto, mi ha fatto comprendere che nessuno riteneva
i miei appelli degni di nota. Se qualcuno dei fratelli li avesse giudicati
importanti, ne avrebbe parlato al Consiglio Generale ed avrebbe potuto chiedere
che le dichiarazioni private fossero rese di pubblico dominio, ma a nessuno
venne in mente di farlo. Non mi lamento di questo, ma non si può certo dire che
non abbia detto la verità al Sig. Mackey.
Il fatto, a quanto pare, è
che non si chiese: «È vera questa dichiarazione resa dal Sig. Spurgeon?» ma:
«Ha scritto in tal modo da indurre i consiglieri a ritenersi obbligati a
sottoporre la questione al Consiglio Generale?» Ovviamente, questa è una cosa
ben diversa! Dunque, discolpo esaminatori, obiettori ed altri mediante la
giustificazione secondo la quale essi volevano dire una cosa ed io un’altra.
Per quanto riguarda
l’incontro fraterno propostomi, tali presupposti non sono certo i migliori.
L’accusa non era che io stessi mentendo intenzionalmente, ma che stessi
sostenendo cose false, presumibilmente per la perdita delle mie facoltà
mentali. Da questo si deduce che delegare qualcuno per discutere con un tale
“stupido” non sarebbe altro che una perdita di tempo. Tuttavia, non trarrò
questa conclusione. Non mi sono mai prestato, spero, a critiche malevoli. Non intendo
nemmeno attribuire delle responsabilità specifiche, ma spero di poter scrivere
queste cose senza apparire irriverente nei confronti degli onorati fratelli che
chiedono d’incontrarmi.
Sinceramente vostro,
C. H. Spurgeon
Mentone, 19 dicembre[58]
The Baptist non pubblicò mai la lettera di Spurgeon.
La riluttanza di Spurgeon ad incontrarsi in Francia con la delegazione dell’Unione, era dovuta al timore che si stesse cercando semplicemente di farlo apparire antipatico ed ostinato. Egli scrisse a sua moglie Susanna: «Pensa: quattro dotti teologi che vengono qui apposta per incontrarmi! Sono molto perplesso e non saprei come replicare. Non riesco a capire che significato abbia tutto questo. Sono rimasto sveglio fino all’una di notte... Non è di quei quattro dottori che ho paura, ma temo che si tratti di una mossa molto astuta da parte loro. Se lo fanno perché hanno intenzione di cedere, bene, ma se il fine di tutto ciò è farmi incolpare di essere implacabile, allora sarebbe tutto un altro paio di maniche»[59]