«Il puritanesimo anglosassone è un aspetto della vasta crisi religiosa che percorre l’Europa dei secoli XVI e XVII ed assume forme caratteristiche nelle singole nazioni e culture. Il problema del divino ne è infine il canone fondamentale, mutuato dalle Scritture. L’unico vero protagonista della storia è colui che si nasconde dietro le apparenze più evidenti delle opere umane. Di fronte alla sua forza provvidenziale tutto si piega, si trasforma, si alza o si abbassa secondo un volere insondabile. Solo in quell’abisso si radica ogni certezza, solo di là proviene ogni verità e giustizia. Gli accenti propriamente teologici della Bibbia, di Agostino, di Lutero, di Calvino costituiscono, per i puritani, lo sfondo universale di ogni esigenza di conversione. L’energia suprema del divino si manifesta nell’umanità sofferente di Cristo, che mostra con tutto se stesso i caratteri della nuova legge di salvezza e dona la forza del suo Spirito. L’essere umano acquista la sua dignità esclusivamente di fronte a questa ultima prospettiva teologica, dove tutto ha origine e trova il suo compimento. La problematica ecclesiastica, che tanto preoccupava i cristiani di quel tempo, deve essere riportata a questa sua autentica origine, per evitare che la relatività storica delle opere umane, anche religiose, si frapponga tra la purezza trascendente e i peccatori alla ricerca di giustizia. Il divino delle Scritture si erge sempre di nuovo contro ogni idolatria, deformazione o menzogna che possa essere costruita attorno alla sua grandezza e misericordia».
Roberto Osculati
Docente di Storia del Cristianesimo
presso l’Università degli Studi di Catania
William Haller, nato nel 1885, ha insegnato letteratura inglese alla Columbia University di New York. È riconosciuto come uno dei massimi studiosi del puritanesimo inglese. Egli cominciò la sua carriera come interprete del puritanesimo, dopo essere divenuto membro del comitato editoriale per il progetto di pubblicazione della Columbia delle opere di John Milton. Haller si ritirò nel 1950, dopo quarant’anni di lavoro nella facoltà del Barnard College e nella Columbia University.