PASCERE IL CUORE DEL FANCIULLO

Tedd Tripp

 

Indice

Prefazione dell’autore

Presentazione

Introduzione

 

PRIMA PARTE:

Fondamenta bibliche per l’educazione dei figli

1.    Il cuore del comportamento

2.    Lo sviluppo di vostro figlio: influenze che lo modellano

3.    Lo sviluppo di vostro figlio: la sua disposizione verso Dio

4.    I responsabili siete voi

5.    Esaminate i vostri obiettivi

6.    Riformulare i propri obiettivi

7.    Abbandonare i metodi non biblici

8.    Adottare metodi biblici: la comunicazione

9.    Adottare metodi biblici: vari tipi di comunicazione

10.  Adottare metodi biblici: vivere comunicando

11.  Adottare metodi biblici: la verga

12.  Adottare metodi biblici: fare appello alla coscienza

13.  Riassunto della prima parte

 

SECONDA PARTE:

Pascere il fanciullo nelle varie fasi di crescita

14.   Dall’infanzia alla fanciullezza: obiettivi educativi

15.   Dall’infanzia alla fanciullezza: metodi educativi

16.   Fanciullezza: obiettivi educativi

17.   Fanciullezza: metodi educativi

18.   Adolescenza: obiettivi educativi

19.   Adolescenza: metodi educativi

 

 

 

Introduzione

 

Maria non faceva i compiti. L’insegnante chiamò i suoi genitori per sollecitarli ad aiutare la ragazza, ma essi non potevano fare nulla perché Maria, a dodici anni, non li ubbidiva affatto. Non era assolutamente sottomessa alla loro autorità e la loro speranza era che la scuola fornisse quell’orientamento e quelle motivazioni che essi stessi non erano stati in grado di darle.

Questa storia non è insolita. Sono molti i giovani che nella prima adolescenza hanno già lasciato casa. Attenzione: non mi riferisco alla tragica realtà dei giovani sbandati del “Time’s Square” di New York o della piazza della stazione della vostra cittadina; mi riferisco piuttosto a quella moltitudine di ragazzi che, raggiunta l’età di dieci-dodici anni hanno abbandonato, in maniera evidente, il papà e la mamma quale loro autorità e quale punto di riferimento della loro vita. La nostra cultura si è smarrita riguardo al ruolo dei genitori. Siamo come una nave senza timone né bussola, e ci mancano sia il senso d’orientamento che la capacità di orientare noi stessi.

Com’è potuto accadere tutto ciò? Nella nostra epoca sono numerosi i problemi che si sono accumulati travolgendo la nostra cultura.

Molte persone hanno figli, ma non vogliono essere genitori. La nostra cultura li ha convinti che i figli hanno bisogno di soddisfare la loro sete di affermazione e realizzazione. In una cultura ripiegata su se stessa, come la nostra, i figli costituiscono un peso, un handicap. Per questa ragione i genitori trascorrono con i figli il tempo strettamente indispensabile. Si privilegia la nozione della “qualità” del tempo a discapito della vecchia idea della “quantità”.

I genitori di oggi fanno parte della generazione che ha spodestato il concetto di autorità. Le proteste anti-razziali e pacifiste degli anni sessanta hanno modellato con forza il loro modo di pensare. Il movimento di protesta minò le istituzioni e cambiò il modo di concepire l’idea di autorità e i diritti dell’individuo. Il risultato di tutto questo è stato che considerare il papà a “capo” della famiglia è ormai culturalmente inaccettabile. La mamma non è più obbligata ad obbedire umilmente a quello che dice il papà. Il papà, da parte sua, non vive più col terrore del suo datore di lavoro o di essere licenziato per capriccio. Ieri, per realizzare i loro obiettivi, i datori di lavoro facevano valere la propria autorità; oggi utilizzano i premi e gli incentivi.

Qual è il punto a cui voglio giungere? Semplicemente questo: i bambini che crescono in questo clima non si siedono e non camminano più in file ordinate a scuola; non chiedono più il permesso di parlare; non temono più di rispondere male ai loro genitori; non accettano più di occupare un ruolo subordinato nella vita. Come influisce questa situazione sui genitori? I vecchi metodi educativi non funzionano più e l’autoritarismo di un tempo non serve a un bel niente; eppure non troviamo alcun nuovo metodo per compiere questo dovere.

La chiesa aveva preso in prestito il vecchio metodo per educare i bambini: «Ragazzo, ascoltami o ti punisco!» Sembrava funzionare; sembrava che i giovani ubbidissero in quanto esternamente apparivano remissivi. Anche questo metodo non funziona più. La ragione è che la nostra cultura non reagisce più all’autorità come accadeva ancora nella scorsa generazione. Oggi molti di noi si lamentano della perdita di tale metodo perché ci manca quella semplicità. Tuttavia, temo che abbiamo trascurato il fatto che quei metodi e quegli obiettivi fossero contrari alla Scrittura.

I genitori di oggi sono frustrati e confusi. I figli non si comportano come dovrebbero e i genitori non capiscono perché. Molti sono giunti alla conclusione che si tratta di un compito impossibile. Altri, semplicemente, abdicano pieni di frustrazione. Altri continuano nel tentativo di far funzionare il vecchio metodo degli anni cinquanta. Nel frattempo una generazione di figli si sta perdendo.

La nostra cultura evangelica è disorientata quasi quanto la società in generale. Anche noi stiamo perdendo i nostri figli. I genitori sono terrorizzati al pensiero che i loro figli diverranno adolescenti e ricordano loro continuamente che il giorno cruciale sta per arrivare. Quando i miei tre figli erano adolescenti la gente cercava sempre di consolarmi, perché ci si aspetta che i problemi crescano con i figli.

Lo scopo di questo libro è affermare che la situazione non è disperata! Anche oggi è possibile crescere i nostri figli secondo le vie di Dio! Non gettate la spugna; anzi, non dovete nemmeno pensare di farlo ritenendo che l’impresa sia impossibile. L’esperienza può dirvi che il fallimento è inevitabile, ma l’esperienza è una guida pericolosa. L’unica guida infallibile è la Bibbia, la Parola di Dio. La Bibbia è la rivelazione di un Dio la cui conoscenza è infinita e che, perciò, comunica una verità assoluta. Dio ha provveduto una rivelazione certa e completa, che presenta un’immagine accurata ed esauriente dei figli, dei genitori, della vita familiare, dei valori, dell’ammaestramento, della crescita, della disciplina, ossia di tutto ciò di cui abbiamo bisogno per adempiere il compito di genitori.

Non si può dire che le vie di Dio si siano rivelate inadeguate; la verità è che non sono state seguite e sperimentate. La chiesa riflette oggi gli stessi problemi della cultura perché non sono stati applicati i principî scritturali nell’educazione nelle generazioni precedenti. Si è praticato solamente ciò che funzionava. Purtroppo stiamo ancora cercando di fare così, anche se, a causa dei cambiamenti nella nostra cultura, non funziona più. Adesso illustrerò a grandi linee la visione biblica del ruolo di genitore.

 

Autorità

Dio chiama le proprie creature a vivere sottoposte a delle autorità. Egli è l’autorità suprema e, all’interno delle istituzioni che egli ha stabilito (famiglia, chiesa, stato, lavoro), ha rivestito di questa prerogativa alcune persone. Perciò, come genitori, non dovreste sentirvi imbarazzati di ricoprire questo ruolo. Voi esercitate un’autorità come agenti di Dio. Non potete guidare i vostri figli secondo i vostri impegni o in base alla vostra convenienza: dovete governarli per conto di Dio cercando il loro bene.

La nostra cultura tende continuamente verso due estremi. Per quanto concerne l’autorità tendiamo verso un autoritarismo grossolano, oppure verso la debolezza. Dio vi chiama, per mezzo della sua Parola e col suo esempio, ad esercitare l’autorità con amore. Dio vi chiama ad esercitare autorità non esigendo dai vostri figli ciò che volete voi, ma essendo veri servitori, ossia delle autorità che “depongono” la propria vita per gli altri. La ragione per cui siete un’autorità sopra i vostri figli non è quella di tenerli sotto il vostro potere, ma d’insegnare loro ad autogovernarsi vivendo liberamente sotto l’autorità di Dio.

In questo Gesù è il nostro esempio. Colui che vi comanda e al quale appartiene ogni autorità venne come servitore. Cristo è un re che serve e un servo che regna! Egli esercita con amore la sua autorità sovrana per fare del bene ai suoi sudditi. In Giovanni 13:3-5 leggiamo che Gesù, il quale sapeva che il Padre aveva posto ogni cosa sotto la sua autorità, si cinse di un asciugatoio e lavò i piedi ai discepoli. Nel sottomettersi alla sua autorità i credenti ricevono la capacità di vivere liberamente nella libertà del Vangelo.

Come genitori dovete esercitare autorità. Dovete esigere obbedienza dai vostri figli, perché Dio li chiama ad obbedirvi e ad onorarvi. Dovete esercitare autorità non come signorotti crudeli, ma con amore vero. I figli di quei genitori che sono “despoti benevoli” non hanno fretta di andarsene via da casa. È raro che un ragazzino scappi da una casa dove i suoi bisogni reali vengono soddisfatti. Chi vorrebbe interrompere una relazione quando ci si sente amati e rispettati? Quale figlio si allontanerebbe da genitori che lo conoscono e lo comprendono profondamente? Quale figlio si allontanerebbe da genitori che lo capiscono, che conoscono Dio e le sue vie, che sanno come gira il mondo e che si impegnano ad aiutarlo per insegnargli a vivere bene?

Dopo essere stato per venticinque anni genitore, pastore, consigliere spirituale e amministratore di una scuola, ho osservato che i fanciulli generalmente non si ribellano ad un’autorità che dona loro amore sincero e che è altruista.

 

Pascere

Se il concetto di autorità descrive ottimamente la relazione fra genitori e figli, la descrizione migliore dell’attività dei genitori è quella del “pascere”. Il genitore è la guida del figlio e lo deve aiutare a comprendere se stesso ed il mondo nel quale vive. Egli pasce il figlio insegnandogli ad avere un concetto sobrio di sé ed a comprendere le sue reazioni. Lo pasce affinché capisca non solo i “cosa” delle sue azioni, ma anche i “perché”. Volete aiutare vostro figlio a concepire se stesso come una creatura formata da Dio e per Dio come foste dei pastori. Ora, non potete mostrargli queste cose semplicemente mediante l’istruzione, ma dovete condurlo lungo un sentiero che lo aiuti a scoprire queste realtà. Dovete pascere i suoi pensieri, aiutandolo ad imparare il discernimento e la saggezza.

Pascere il cuore di vostro figlio è molto più che dirgli solo cosa fare e cosa pensare; implica investire la vostra vita in vostro figlio, in una comunicazione aperta ed onesta che dispiega il significato e lo scopo della vita. Non si tratta solo di guidare, ma di una guida che presuppone l’apertura del genitore ed una condivisione spontanea. I valori e la vita spirituale non sono semplicemente insegnati, ma assimilati. Proverbi 13:20 afferma che “chi va con i saggi diventa saggio”. Se volete essere genitori saggi il vostro obiettivo non sarà semplicemente conversare, ma dimostrare la freschezza e la vitalità di un’esistenza vissuta nell’integrità verso Dio e verso la vostra famiglia. Essere genitori significa pascere il cuore dei vostri figli nelle vie della sapienza di Dio.

 

La centralità del Vangelo

La gente mi chiede spesso se mi aspettassi che i miei figli sarebbero diventati credenti. Di solito rispondo che il Vangelo è potente e che attrae i peccatori poiché viene incontro alle necessità dell’umanità decaduta. Perciò, dico a costoro, mi aspettavo che la Parola di Dio sarebbe stata la potenza di Dio per la salvezza dei miei figli. Tuttavia quell’aspettativa si basava sulla potenza del Vangelo e sulla sua capacità di soddisfare i bisogni dell’uomo, non su una giusta formula per produrre dei figli credenti.

L’obiettivo principale del ruolo dei genitori è il Vangelo: non dovete solo guidare la condotta dei vostri figli, ma anche l’inclinazione del loro cuore. Oltre a mostrare loro il “cosa” del loro peccato e del loro fallimento, dovete saper mostrare il “perché”. I vostri bambini hanno un disperato bisogno di comprendere non solo cosa hanno fatto di male esteriormente, ma anche perché il loro interiore li ha portati a fare il male. Siete voi che dovete aiutarli a cogliere che Dio opera partendo dall’interno per giungere poi all’esterno. Perciò il vostro obiettivo come genitori non può essere solo quello di avere dei figli “beneducati”. I vostri figli devono capire perché peccano e come possono sperimentare un cambiamento interiore.

A volte i genitori stabiliscono delle regole facili da rispettare. Pensano che i loro bambini, non essendo ancora convertiti, non possono obbedire a Dio col cuore. Per esempio, la Bibbia c’insegna a fare del bene a chi ci maltratta, ma quando un bambino è preso in giro a scuola, i genitori gli consigliano di ignorare il provocatore o, peggio ancora, gli dicono di colpire chi li ha colpiti per primo. Un tale suggerimento, che non è biblico, allontana i ragazzi dalla croce di Cristo. Per ignorare l’aggressore non c’è bisogno della grazia speciale di Dio. Per far valere i propri diritti non serve la grazia soprannaturale. Invece, per fare del bene a chi lo maltratta e per pregare per coloro che lo opprimono affidandosi al giusto Giudice, un bambino deve confrontarsi con la propria povertà di spirito e col suo bisogno della potenza rigeneratrice del Vangelo.

Non è facile obbedire alla legge di Dio per l’uomo naturale. Il suo standard è molto elevato e non può essere raggiunto indipendentemente dalla grazia soprannaturale di Dio. La legge di Dio ci mostra il nostro bisogno della grazia. Dunque, quando noi genitori non poniamo i nostri figli dinanzi allo standard richiesto dalla legge di Dio li derubiamo della misericordia del Vangelo.

 

Interiorizzazione del Vangelo

In ultima analisi i vostri figli devono ricevere nel cuore il messaggio del Vangelo. Ogni bambino che fa parte di una famiglia cristiana arriverà al punto in cui esaminerà ciò che il Vangelo richiede e deciderà se abbracciarne la verità. Il genitore ha la favolosa opportunità di aiutare il proprio figlio ad affrontare con onestà tutti i suoi quesiti su Dio e sulla fede. La Parola di Dio è efficace e la fede cristiana è in grado di sostenere un esame onesto e severo. Non è nostro dovere porci tutti gli interrogativi pensabili, ma dobbiamo necessariamente rispondere ad ogni interrogativo che sorge in noi.

 

Condivisione fra persone sottomesse a Dio

Recentemente ho avuto una conversazione con mio figlio; mi parlava delle cose che Dio gli stava insegnando. Condivise con me, le sue nuove scoperte su se stesso e il significato di una conoscenza di Dio non solo teorica. Mentre conversavamo sembrava che non stessi parlando con mio figlio, ma con un altro uomo. Non lo stavo ammaestrando. Stavamo condividendo la bellezza della conoscenza di Dio. Conversare con quell’uomo, che un tempo è stato il fanciullo che ho ammaestrato e disciplinato, per il quale ho combattuto in preghiera, produsse in me una sensazione meravigliosa. Ti ringrazio Signore Dio!