Il segno
del cristiano
FRANCIS A. SCHAEFFER
Attraverso i secoli i
cristiani si sono fregiati di molti simboli come segni della propria
identità religiosa: hanno appuntato distintivi sul collo
della giacca, portato catenine e perfino ostentato caratteristici tagli
di capelli. Naturalmente non c’è niente di
intrinsecamente sbagliato in tutto ciò, se uno sente di
essere chiamato a farlo. Tuttavia, c’è un segno
che è di gran lunga superiore, un segno che non è
stato pensato come espediente in occasioni speciali o in particolari
momenti storici. È un segno universale che durerà
per tutte le età, fino al ritorno del Signore
Gesù. Qual è questo segno?
Alla fine del suo
ministero Gesù pensa con anticipazione alla morte sulla
croce, alla tomba spalancata e all’ascensione. Sapendo che
sta per lasciare i suoi discepoli, Gesù li prepara a
ciò che sta per accadere. È a questo punto che
egli svela qual sia il segno distintivo del cristiano:
«Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi
mi cercherete, e come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi
non potete venire”, così lo dico ora a voi. io vi
do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi
ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno
tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli
altri» (Giovanni 13:33-35).
Questo passo mostra
quale segno secondo Gesù deve distinguere un cristiano, non
soltanto in una certa epoca, località o cultura, ma per
sempre e dovunque fino al suo ritorno. Notate che ciò che
dice non è un’affermazione o un fatto.
È piuttosto un comando, che implica una condizione:
«Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli
altri; come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da
questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli
uni per gli altri». Vedete, c’è di mezzo
un bel «se». Se si obbedisce ci potremo fregiare
del simbolo stabilito da Cristo, ma, poiché si tratta di un
comandamento, può essere violato.
Il punto è
che si può essere cristiani senza mostrare il segno.
Tuttavia, se vogliamo che i non credenti capiscano che siamo discepoli
di Cristo dobbiamo mostrare quel segno. L’apostolo Giovanni
nella sua prima epistola afferma: «Poiché questo
è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci
amiamo gli uni gli altri» (I Giovanni 3:11). Erano passati
diversi anni dalla morte di Cristo e Giovanni, scrivendo questa
epistola, rimanda alle ipsissima verba di Gesù riportate nel
suo vangelo. Parlando alla chiesa, l’apostolo dichiara:
«Non dimenticatelo mai: questo comandamento ci fu dato dal
Maestro quando era ancora sulla terra e questo deve essere il vostro
segno».